20170610

Assemblea Annuale di Api Lecco. Industria 4.0. Come la tecnologia cambia lavoro e aziende

Mondo politico, culturale e imprenditoriale a confronto sul futuro del fare impresa
 Come cambia la produzione grazie alle tecnologie 4.0?
Come si potrà progettare e vendere meglio?
Quali competenze per restare sempre all’avanguardia?



Queste alcune delle tematiche al centro dell’Assemblea di Api Lecco in programma per lunedì 19 giugno presso il polo lecchese del Politecnico di Milano, in via Ghislanzoni 35.

L’Assemblea dell’Associazione delle Piccole e Medie Industrie inizierà alle ore 16.15 con una parte, come di consueto, riservata alle Aziende Associate. Alle ore 17.15 prenderà quindi avvio una tavola rotonda proposta al pubblico cui parteciperanno personalità del mondo politico e istituzionale, rappresentanti della realtà produttiva e associativa, ed esponenti del mondo accademico e culturale. In particolare, a discutere di Industria 4.0 e delle sfide poste alle imprese del territorio, interverranno il Deputato Gian Mario Fragomeli, Mauro Piazza, Consigliere di Regione Lombardia, il Presidente di Api Lecco Luigi Sabadini e Maurizio Casasco, Presidente di Confapi, Gaetano Cascini, Docente di disegno e metodi dell’Ingegneria Industriale al Politecnico, e Annalisa Magone, Presidente del centro studi Torino Nord Ovest e autrice del volume Industria 4.0. Uomini e macchine della fabbrica digitale, che ha ispirato anche il titolo dell’Assemblea.

Impatto sul territorio del nuovo paradigma tecnologico
“Il nostro tessuto produttivo è in evidente fermento sul tema dell’Industria 4.0 – ha dichiarato Luigi Sabadini – Noi imprenditori, infatti, vogliamo cogliere le opportunità del poderoso pacchetto di incentivi messo in campo dall’ultima Legge di Bilancio, anche se non sempre comprendiamo fino in fondo il fenomeno della quarta rivoluzione industriale in tutta la sua portata, e lo riduciamo a qualcosa che sa di propaganda fine a se stessa”.

“L’industria 4.0 non deve essere affrontata come un’operazione tattica per rinnovare impianti e macchinari datati sfruttando gli incentivi fiscali – ha aggiunto il Presidente di Api Lecco – Si tratta innanzitutto di una innovazione di processo e di un aumento del livello di conoscenza. Per questa ragione, il primo intervento che occorre mettere in campo è un investimento strutturato sul capitale umano, per avere personale qualificato che sappia interagire con macchinari intelligenti e complessi. Siamo convinti che sia il potenziale umano, che rappresenta l’asset su cui l’automazione non può intervenire, l’elemento su cui le aziende debbano innanzitutto investire, per favorire lo sviluppo delle cosiddette soft skills come le attitudini relazionali, la creatività, la capacità di analisi critica”.

“Sta già emergendo con nettezza una divaricazione fra le realtà che, non avendo innovato macchinari e processi, stanno subendo le oscillazioni del mercato e si trovano costrette a pesanti ristrutturazioni, e chi d’altra parte prova a governare il futuro, investendo anche in impianti tecnologicamente avanzati – ha concluso Sabadini – Questo quadro risalta con evidenza ancora maggiore se collocato nel contesto più ampio della globalizzazione e della conseguente internazionalizzazione, fattore ormai vitale per la sopravvivenza stessa di molte imprese. I Paesi più rapidi nel valorizzare le potenzialità dell’automazione, infatti, sono quelli che riescono a sfruttare meglio anche le opportunità della globalizzazione. Al contrario, chi non vi accede rimane escluso dai processi di modernizzazione, compromettendo seriamente lo sviluppo. L’Industria 4.0 si sta profilando come l’unica strada per mantenere la competitività delle nostre aziende”.

Che cosa è Industria 4.0?
Secondo numerosi studi, stiamo assistendo a un cambiamento paragonabile per importanza alla rivoluzione industriale del XIX secolo in Inghilterra e in America. A quell’epoca milioni di persone abbandonarono le campagne per andare in città a svolgere occupazioni fino a quel momento impensabili. La rivoluzione cui stiamo assistendo, figlia di Internet, si preannuncia ancora più radicale e invasiva nella trasformazione sociale e produttiva, grazie al supporto delle nuove tecnologie e delle più recenti scoperte scientifiche e tecniche.

L’introduzione in contesti produttivi non solo di robot, ma anche di intelligenza artificiale, Internet of Things, Big Data, macchine che imparano da sole e reti digitali sta, infatti, accelerando bruscamente il processo di trasferimento di alcune attività umane alle macchine, tanto da far temere che la creazione di nuove occupazioni non compenserà la perdita di quelle soppiantate dai macchinari. Tanto più in un Paese come il nostro che ha una crescita così lenta e dove fare investimenti è davvero difficile, in modo particolare per un’impresa medio-piccola.

Industria 4.0 significa, d’altro canto, anche maggiore capacità produttiva e di competizione. Si stima infatti che, grazie all’automazione, la produttività dei territori più industrializzati, come il nostro, sia in grado di crescere in modo importante, consentendo sia un notevole salto qualitativo dei prodotti, sia una maggiore qualità della vita per quanti saranno stati capaci di cogliere le opportunità.

La scommessa su formazione e fattore umano
Tenendo conto del nuovo modello economico e produttivo che si sta imponendo, sarà sempre più necessaria una ricalibratura delle competenze della forza lavoro, investendo con decisione e avvertenza, sull’alternanza scuola-lavoro, sulle università e, in primo luogo, su quel canale formativo che ogni anno conferma un tasso di occupabilità dell’80% e che costituisce una delle eccellenze educative del territorio lecchese: gli Its, i corsi post diploma alternativi alle università che coinvolgono attivamente le imprese. Oggi più che mai è indispensabile che il mondo della scuola e dell’università collaborino strettamente con il resto della società e, in particolare, del mondo del lavoro, in un’alleanza che consenta un allineamento costante dei lavoratori alle necessità delle imprese e stimoli il loro apporto creativo e, persino, in parte manageriale.

“Siamo convinti che investire sulla qualità del sistema formativo significhi fare il primo passo per tornare a parlare davvero di speranza e futuro – ha dichiarato Sabadini – Due modelli efficaci cui possiamo guardare, per esempio, sono quello tedesco, per quanto concerne l’alternanza scuola-lavoro, e quello dell’Inghilterra, dove le università ogni anno adeguano la propria offerta formativa ai continui cambiamenti del mercato del lavoro, proponendo un catalogo di master e programmi di alto livello aggiornati e diversificati”.