20170624

“Compagno del secolo scorso”, una storia politica “firmata” da Gianni Cervetti

La copertina del libro "Compagno del secolo scorso" di Gianni Cervetti
 di Claudio Redaelli
“Ho scritto queste pagine per una sorta di irritazione. Irritazione nel sentir dire sciocchezze di varia natura sulle vicende di cui sono stato testimone”. Così Gianni Cervetti spiega, in modo forse lapidario ma estremamente efficace, la motivazione che lo ha indotto a dare alle stampe Compagno del secolo scorso, edito da Bompiani.

Cervetti è un universitario nella Milano del dopoguerra che sogna di fare il medico. Ben presto, però, la sua passione politica lo avvicina al Pci e nel ’56 viene inviato a Mosca per studiare da “quadro” del partito.
Con Enrico Berlinguer a Mosca nel 1976

Sono anni decisivi sia per la sua formazione politica e intellettuale sia per la sua vita personale. Da lì inizia infatti il lungo percorso che lo porterà a diventare per decenni un grande conoscitore degli ambienti e dei personaggi russi.
Nel 1961 torna a Milano e continua il suo impegno nel partito fino ad approdare nel ’75 alla segreteria nazionale con Enrico Berlinguer.
In una ricostruzione vivida dei fatti salienti della sua epoca, Gianni Cervetti ci restituisce non soltanto il clima politico di quegli anni di speranze e disillusioni, ma ci offre personalissimi ritratti umani e aneddoti sui suoi protagonisti: da Giorgio Napolitano a Bettino Craxi, da Concetto Marchesi a Luigi Longo, da Emilio Sereni a Giancarlo Pajetta, passando per Emanuele Macaluso e per altri ancora.
Con Papa Giovanni Paolo II nel 1986

Nella prefazione di Compagno del secolo scorso Paolo Franchi scrive che Cervetti “ha il dono di raccontarci con senso della misura, naturalezza e lievità, senza però edulcorarle, le vicende che ha vissuto”. “Oggi alcune di queste cose - aggiunge - in un contesto così drasticamente cambiato, ci possono anche apparire roba di un altro mondo. Lo sono, in effetti: alcune, a guardarle con gli occhi di oggi, sembrano strabilianti. Cervetti però ce le narra, spesso in modo dettagliato, con l’aria di chi le trovava, e in fondo le trova ancora, non ovvie, certo, ma spiegabilissime, e a collocarle nel loro tempo e nel loro ambiente in ultima analisi normali”.
Con Michail Gorbaciov a Milano nel 1993

Franchi osserva ancora: “I lettori più anziani, siano stati o no comunisti, troveranno in queste pagine qualcosa più di un’eco delle loro vite. Lettori giovani non so quanti ce ne saranno. Spero non pochi. In fondo sono stati nonni così a ritirare su una Milano e un’Italia che, quando erano ragazzi, gli erano state consegnate semidistrutte. I nipoti hanno solo da guadagnare a dedicare loro un po’ di curiosità e di attenzione. Anche perché a fare i guai peggiori non hanno provveduto i nonni, ma i papà e le mamme. Questo, però, è un altro discorso”.
Nato nel 1933 a Milano, Cervetti aderì appena sedicenne al Partito comunista. Dopo aver frequentato il Liceo classico e la facoltà di Medicina a Milano, si laureò alla facoltà di Economia dell’Università di Mosca. Al suo rientro in Italia ricoprì vari incarichi alla Camera del lavoro di Milano e dal ’66 al ’69 fu segretario del comitato cittadino del Pci e dal 1970 segretario della federazione milanese del partito.
Gianni Cervetti con Giorgio Napolitano al Circolo De Amicis nel marzo 2006

Nel ’75, come detto, fu chiamato da Berlinguer alla segreteria nazionale del Pci e ne divenne in seguito responsabile dell’organizzazione. Nel 1984 fu eletto parlamentare europeo e due volte deputato: nel 1987 e nel 1992.
Ha pubblicato, tra gli altri libri, Partito di governo e di lotta nel ’77 e, nel ’99, L’oro di Mosca.