20170729

Strade e Bugie

L’emblematico caso del collegamento tra la Valtellina e l’area metropolitana lombarda attraverso il territorio lecchese: non è solo un problema di traffico e di disagi per i residenti

 

di Claudio Redaelli

 Riusciremo mai a trovare qualcuno che ce la racconti giusta sulla Statale 36 Lecco-Colico, asse stradale di vitale importanza per i collegamenti tra l’area metropolitana milanese e la Valtellina? Tra mezze verità, mezze bugie e tante omissioni, siamo nella paradossale situazione, a cinquant’anni esatti dall’apertura dei primi cantieri avvenuta nel 1963, di dover fare a meno di questa strada vitale per l’economia (e non solo) di ampie porzioni del territorio regionale quali sono la già citata Valtellina, la Val Chiavenna, e tutto l’Alto Lario sia comasco che lecchese.

Farne a meno perché, pur ammesso che chi sta lavorando nella galleria Monte Piazzo rispetti i tempi e riconsegni almeno una canna della stessa entro giugno, ci troveremo con l’ennesima soluzione provvisoria e, nel breve giro di qualche mese, ci ritroveremo alle prese con lo stesso problema. Che non è solo quello del volume di traffico, insostenibile, che si riversa sulla strada provinciale 72 a lago con tutti i disagi che ne conseguono sia a chi quella strada la deve forzatamente percorrere perché deve lavorare e non ha alternative, sia a chi abita lungo la stessa strada e trova addirittura impossibile uscire dalla propria casa.
Il problema vero, inutile nasconderselo nonostante tra mezze verità, mezze bugie e omissioni in molti stiano cercando di farlo, è che la galleria Monte Piazzo è scavata dentro una montagna che si muove. E si muove inesorabilmente, mettendo a rischio non solo il tracciato della Statale, ma anche quello della strada provinciale e della linea ferroviaria. E si muove non da adesso, ma da sempre. Lo sapevano i nostri avi, che su quella montagna non hanno mai costruito, nemmeno una baita; lo sapevano quanti effettuarono gli studi di fattibilità che, cinquant’anni fa, precedettero l’apertura dei cantieri della nuova superstrada Lecco-Colico e consigliarono un altro tracciato; ce ne siamo accorti noi, in tutti questi anni, non riuscendo ormai più a contare le volte in cui la galleria Monte Piazzo, una volta la canna sud una volta la canna nord, è stata chiusa.
Adesso la stanno riparando per l’ennesima volta. La canna sud dovrebbe essere riaperta prima dell’estate (che comincia il 21 giugno), per la canna nord invece bisognerà aspettare il 2014. Poi, se tutto andrà bene, si potrà andare su e giù dalla Valtellina per qualche mese, forse anche per qualche anno, poi lo spostamento della montagna - contro cui l’uomo, con la sua tecnologia, è attualmente impotente - aprirà nuove crepe e bisognerà richiudere di nuovo e ricominciare da capo.
Ora, se è giusto e in qualche modo obbligatorio affrontare queste emergenze man mano che si verificano, sarà anche il caso di mettere mano a una alternativa che risolva, non per due-tre-quattro anni, ma almeno per il tempo di una generazione, il problema. Sarà il caso di attuare quella rete di collegamenti intervallivi che metta la Valtellina in collegamento rapido con le valli bergamasche e con le valli bresciane, realizzando contestualmente un collegamento trasversale tra le rive del Lario e quelle del Garda nella zona prealpina. Qui c’è un tessuto economico - e sociale e, soprattutto, umano - che sta reggendo alla crisi, fatto di gente che lavora e non si piange addosso. Gente che chiede solo di poter continuare a lavorare e di poterlo fare se non nelle migliori almeno in condizioni dignitose. Quando questa gente chiede una strada, lo fa per distribuire risorse, per investire, per creare nuove economie.
Sarà il caso allora che governo, regione e realtà sovracomunali del territorio tirino fuori dai cassetti gli studi di 50-60 anni fa e mettano mano, una volta per tutte, alla soluzione del problema offrendo alla Valtellina non solo la rappezzata (ancora una volta) via lungo il Lario, ma altre tre possibili vie di collegamento lungo le direttrici del San Marco, dell’Aprica e del Mortirolo. Da fare tutte e con cui guardare al futuro.