20170831

Istituti Riuniti Airoldi e Muzzi, Angelo Bonaiti li raccontava così


di Claudio Redaelli
C’è una pubblicazione, datata 1945, che ben racconta gli Istituti Riuniti Airoldi e Muzzi di Lecco nel trecentocinquantesimo anniversario della loro fondazione, che risale al 1944. A curarla fu Angelo Bonaiti, nome che si lega a filo doppio alla storia politica e amministrativa di Lecco e del suo territorio.

Nella sua premessa Bonaiti affermava che “la storia tre volte e mezzo secolare di questa istituzione è storia di Lecco ed è anzi la parte migliore, più degna e meritevole di essa”.
L’autore sottolineava inoltre che “l’istituto, nelle sue origini e nella sua storia, è il prodotto genuino, tipico di quello spirito di generosa iniziativa che caratterizza il popolo lecchese” e sottolineava come “accanto all’imponente complesso di officine, indice di vitalità e fonte di ricchezza, Lecco non ha mancato di crearsi una magnifica corona di benefiche istituzioni, tra le quali primeggia, per vetustà e grandezza, la nostra”.

Sorto nel lontano 1594, l’Airoldi e Muzzi ha resistito, tra alterne vicende, a rivolgimenti storici e politici di tre secoli. Nomi di cittadini illustri si legano alla sua storia e intere generazioni hanno contribuito al suo progressivo sviluppo.
“Celebrandone il 350.mo anno di vita - annotava Angelo Bonaiti - intendiamo precisamente tributare il meritato riconoscimento a questa gloriosa e secolare tradizione di bene, che costituisce titolo d’onore per la nostra città. Intendiamo tributare la meritata gloria ai fondatori e alla numerosa schiera di benefattori i cui nomi sono qui eternati nel marmo, ma più ancora sono eterni nel cuore di tutti e principalmente di coloro che fra queste mura, sacre alla carità, hanno trovato conforto nella loro vecchiaia”.

Via poi alle note storiche, a partire dall’Ospizio Airoldi e dalla Società di beneficenza Antonio Muzzi, dal legato Isidoro Calloni passando per la nuova sede e la nuova chiesa.
Nella pubblicazione di Bonaiti venivano quindi illustrati attività e funzionamento degli Istituti Airoldi e Muzzi. Poi, nella pagina conclusiva, l’autore evidenziava che “il passato costituisce, di per se stesso, la migliore garanzia dell’avvenire”.

“Mutano i tempi - annotava - le generazioni si succedono ma lo spirito non muta. Lo hanno dimostrato i fatti di ieri, lo confermano quelli di oggi”.