20170827

LECCO COCA E CAFFE'




Di Enrico Magni E' estate. Che bella estate. C'è il meeting di Rimini come vuole la tradizione da una trentina d'anni. Pare, si dice, che sia un luogo in cui la cultura, con la sua ci maiuscola è sfavillante e richiama, oltre che la solita squadra di governo temporanea, una serie di personaggi gettonati come il nuovo beato Bertinotti ( che uomo affascinante...). Per qualcuno è il posto per rigenerarsi, per sentirsi al centro delle cose del mondo: glocal. Bello. Quante anime angeliche ci sono.
Nel frattempo, strano ma vero,  a Lecco e nei d'intorni si continuano a chiudere locali per odore di mafia, per puzza d'illegalità, per spaccio di coca. Su tutto il territorio c'è una rete capillare di distribuzione delle sostanze. Il grande spaccio di droga richiama una economia sommersa, ma non troppo, che è presente, ma non fa scena.



Il commerciante coca/caffè non è lo stereotipo del solito drogato. La coca è presente e diffusa in quella categoria che in criminologia è denominata: colletti bianchi.
Non piccolo spaccio, no, no un bello spaccio.

Però si invitano piccoli ambulanti per caso, persone che soggiornano con abiti non troppo alla moda, sgualciti, rattoppati, si forse anche un po' sporchi e puzzolenti a lasciare le piazze frequentate da persone pulite e ordinate come cantava un poeta.
Se gli operatori della sanità pubblica che sono preposti alla prevenzione e cura delle dipendenze, oltre a controllare gli oppiaci delle orine dei soliti, facessero delle analisi nell'Adda, prima dell'inquinante e maleodorante depuratore - da rottamare -, li troverebbero traccie di sostanze per scrivere un  bel vade mecum a futura memoria.
Si sa che ormai si fanno anche i settantenni, però si preferisce spostare la questione sui i giovani, le famiglie, la scuola. Il problema è che l'economia delle sostanze fa girare il mercato sia quello legale sia quello criminoso: oggi sono interattivi. 
Invece, il mantra dominante è: è colpa della società, della perdita dei valori, degli immigrati che portano il virus del disordine, del degrado...
E' sempre colpa di qualcuno e mai di se stessi delle proprie incapacità gestionali amministrative.
La città è sporca è colpa di, le strade sono come sono non ci sono soldi abbastanza, le scuole sono così mal messe è colpa della burocrazia.  Ma quale? Quella della Provincia, della Regione, del Governo? Ma la burocrazia è fatta da amministratori, da operati pubblici, la burocrazia serve ma deve essere buona, innovativa, seria ed efficace.
Altro che Meeting! Bisogna rivoltare i calzini, imparare a copiare esperienze positive che già esistono. Bisogna passare dalla conservazione strutturale e diffusa ad un processo innovativo che si proietti nel futuro, serve un cambiamento culturale. Rimini non basta.