20170828

“Noi gente del Lario”, quella firma di Pietro Pensa su un’opera tra natura, storia e tradizioni



di Claudio Redaelli
C’è un volume, pubblicato nel 1981, che esprime al meglio le qualità e la lungimiranza dell’autore, ossia di Pietro Pensa. Si tratta di Noi gente del Lario, con sottotitolo Natura, storia e tradizioni.
A pubblicarlo fu la casa editrice Pietro Cairoli di Como e, come ebbe a scrivere in premessa l’allora presidente della Regione Lombardia, Giuseppe Guzzetti, si trattava di una preziosa opera tesa a mettere in evidenza i tratti salienti della gente lariana, identificata nei caratteri della terra, nello svolgersi della storia, nelle tradizioni di lavoro e di costume.

“La nostra - scriveva Guzzetti - è sempre stata una terra di conquista percorsa dagli eserciti come passaggio obbligato per le invasioni della penisola e ha vissuto vicende tremende di distruzione e di desolazione. Ma è riuscita a mantenere una propria identità, serena e operosa, che ha saputo superare ogni prova: e ancora oggi questa parte della Lombardia esercita un richiamo irresistibile e sa parlare a ognuno di pace, di distensione, di quiete”.
“Al di là delle immagini di maniera del lago e delle sue tradizioni - aggiungeva il presidente - esiste però una realtà economica e sociale in movimento, che questo volume ben evidenzia emette nella giusta luce: è certamente un contributo per conoscerci meglio e per legare la ricerca delle origini all’ansia di nuovo che ci contraddistingue”.
L’autore Pietro Pensa nella prefazione premetteva che il territorio di cui scriveva è quello delle rive e delle valli che lo legano al Ceresio, al Verbano e alla Bergamasca, con esclusione di Como e di Lecco, distaccatesi nel folclore da secoli.
I villaggi di cui Pensa parlava, quelli montani soprattutto, incontravano allora una tremenda recessione e vedevano schiere di emigranti partire per le Americhe.
“Nel 1918 frequentavo i primissimi corsi del ginnasio - scriveva Pietro Pensa - vivevo in città, in una casa che aveva il buon odore dei libri, ma ero felice solo quando potevo, nei giorni di vacanza, tornare al paese dei miei avi. Ogni piccola cosa di lassù mi interessava: chiedevo agli anziani sul presente e sul passato, e quelli erano lieti che ancora qualcuno, fosse pure un ragazzo, li ascoltasse”.

Pensa aggiungeva: “Mio padre durante l’estate visitava i molti amici che aveva di qui e di là del lago, mi conduceva con sé e io guardavo, domandavo e annotavo. Arricchiti gli appunti di allora di tante notizie trovate nei diari di mio nonno, di mio padre e di loro amici cerco nell’esporre di illustrare un folclore schietto, così come era quando ho lasciato la mia terra per la professione, non vivendone quindi il decadimento”.
Poi via ai vari capitoli del ponderoso volume, a cominciare da quello dedicato alla “vita dei nostri vecchi sulle rive e nelle valli” per finire con la cronologia sulla “gente del Lario di ieri, di oggi e di domani”.
Questo era Pietro Pensa, lungimirante pubblico amministratore, storico e ricercatore di assoluta affidabilità e straordinario uomo di cultura.