20170804

UN RICORDO DI RICCARDO CASSIN: UN GRANDE DI ALTRI TEMPI


di Renato Frigerio - Il 6 agosto 2009 si è spento l’indimenticabile Riccardo Cassin, uno dei più grandi alpinisti del secolo scorso. Aveva 100 anni e 7 mesi. Era nato il 2 gennaio 1909.
Ha iniziato ad arrampicare sul Resegone e sulla Grignetta e, con altri giovani dei rioni cittadini o del territorio in generale, ha reso celebre Lecco. Successivamente si è reso allora protagonista di un alpinismo meno dilettantistico e più disinteressato rispetto alle glorie casalinghe.
Nella sua lunga, memorabile e immensa carriera alpinistica ha colto i suoi più grandi successi sulle Dolomiti, sulle Alpi Centrali e sul Monte Bianco. Comunque nel periodo precedente all’ultima guerra, Cassin risolse i più ardui problemi alpinistici sulle Alpi.
Inoltre c’è un fatto eccezionale da rilevare. Cassin ha ripetuto per la prima volta, nel 1971 a 62 anni, la sua via lungo la parete Nordest del Pizzo Badile e successivamente ha compiuto la seconda e la terza ripetizione della stessa a 78 anni, rispettivamente nei mesi di luglio e agosto del 1987.
Cassin ha anche condotto diverse spedizioni extraeuropee di prestigio (vedi note a parte). Qui citiamo quella del CAI Nazionale nel 1958 al Gasherbrum IV di 7925, lungo la caratteristica cresta Nordest, nel cuore del Karakorum in Pakistan, del 1961 sulla parete Sud del McKinley in Alaska, del 1969 sulla parete Ovest del Nevado Jirishanca nelle Ande peruviane e del 1975 con il CAI Nazionale alla parete Sud del Lhotse in Himalaya del Nepal
Un uomo straordinario e autorevole, un curriculum ricco ed irripetibile, un nome pieno di fascino, che ha segnato un’epoca e che nel mondo dell’alpinismo è sinonimo di leggenda.
D’altra parte l’alpinismo da sempre è attività da leggenda. Conta l’impresa, la grandezza del personaggio ed il modo di salire sulle montagne.
Cassin rimane per tutti un uomo, non solo esemplare per le sue qualità fisiche ed atletiche, ma soprattutto dalle grandi doti umane e di profilo piuttosto alto, sotto l’aspetto della passione per la montagna, l’amore per l’ambiente, che manca non solo alla montagna, ma a tutta la città. Ognuno può scegliere la definizione che preferisce, magari in funzione di un’esperienza vissuta insieme, poiché tutte meritano un pezzo di quello che Riccardo è stato per la montagna e per l’alpinismo. Ma certamente di Cassin, uomo fatto di montagne e di acciaio, ce n’è stato solamente uno.
Cassin lo ricordiamo così, quale egli era. Un caposcuola, un ammaestramento per tutti quei valori che in lui trasparivano e non si poteva non coglierli.
Gli diciamo ancora con sincera ammirazione: grazie Riccardo.
 Nel tracciare la storia delle imprese extraeuropee di Riccardo Cassin non potremo che schizzarne le tappe fondamentali, dando rilievo e scena alle vittoriose spedizioni al Gasherbrum IV e al McKinley.

1958 – Gasherbrum IV.
Riccardo Cassin guida la spedizione composta da Walter Bonatti, Giuseppe De Francesch, Toni Gobbi, Fosco Maraini, Carlo Mauri, Giuseppe Oberto e Donato Zeni (medico).
Il Gasherbrum IV è una montagna per veri alpinisti: sfiora la magica soglia degli 8000 metri e attrae irresistibilmente per la bellezza e l’evidente difficoltà: una delle cime a tutt’oggi più ambite del Karakorum.
Il superamento della seraccata, prima del IV campo, chiamata “seraccata degli italiani”, impegna fortemente gli scalatori; inoltre la piramide terminale che si eleva alla quota 7200m circa, costituisce anch’essa un serio problema. Alla base della sua cresta si pone il V campo, e superando forti difficoltà ne viene impiantato un VI campo a quota 7550m.
Vi si portano Bonatti e Mauri, scelti da Cassin per l’assalto decisivo che, con il superamento di un dislivello complessivo di 2800 metri, avverrà vittoriosamente
il 6 agosto.

1961 – Mount McKinley.
Riccardo Cassin, l’intramontabile maestro dell’alpinismo italiano, guida una spedizione di Lecco alla conquista della magnifica e tremenda parete Sud di 3200 metri di dislivello.
Le difficoltà di IV e V grado superate a quota 6000m e nelle condizioni climatiche dell’Alaska danno la misura di questa impresa. Raggiunta la zona del Kahiltna Glacier con un piccolo aereo munito di pattini, in quindici giorni si risolvono i problemi relativi all’attrezzamento del campo base, e ai primi di luglio si attacca la parete. I sei alpinisti arrampicando a turno divisi in due cordate portano un terzo campo fino a quota 5200m.
Da qui la mattina del 19 luglio attaccano gli ultimi 1000 metri di dislivello che ancora li separano dalla cima. Sono tutti: Annibale Zucchi, Romano Perego e Luigino Airoldi, Gigi Alippi, Jack Canali e Riccardo Cassin. Alle 23 raggiungono la cima; non stupisca l’ora notturna perché il Mc Kinley si trova, alla latitudine 63° Nord, così vicino al Polo che in questo periodo non fa mai buio. Più drammatica è la discesa lungo la stessa via attrezzata nella salita, per la difficoltà di ritrovare il percorso così mutato sotto forti nevicate e per il freddo intenso che dopo ben 23 ore di continua esposizione causa dei congelamenti che per fortuna non avranno conseguenze.