20170915

I PRIMI COMIZI AD OGGIONO POI DA TITO IN JUGOSLAVIA


Claudio Redaelli (primo a sinistra) ricevuto a Botteghe Oscure da Enrico Berlinguer e Antonio Tatò


di Gianfranco Colombo - Il mese di luglio 1961 una delegazione del Partito Comunista Italiano compie un viaggio in Jugoslavia e viene ricevuta dal presidente Tito. Si tratta di una delle prime visite in uno dei paesi comunisti più chiusi dell’intera Europa. Di quella delegazione faceva parte Claudio Redaelli, il lecchese nato a Oggiono il 21 settembre 1932, che ha attraversato da protagonista uno dei periodi storici più emblematici del comunismo in Italia ed in Europa. «La nostra fu una delle prime delegazioni del Pci accolta in Jugoslavia. Dopo un lungo periodo di incontri in tutto il paese fummo ricevuti dal presidente Tito e pranzammo insieme a lui». Claudio Redaelli nel 1961 aveva 29 anni ed era iscritto al partito comunista dal 1949, quando di anni ne aveva solo 17. 


La maturazione politica 
Inevitabile, dunque, chiedergli il perché di questa passione politica: «Per la mia scelta furono determinanti gli anni della Resistenza. Fu in quel periodo che avvenne la mia maturazione politica. Fui poi molto attivo sia nelle prime elezioni del 1946 sia in quelle del 1948. La cosa non piacque al prevosto di Oggiono, don Gottifredi, che in una predica mi definì il “soldato di Stalin”. E pensare che nel 1943 il cardinale Schuster, arcivescovo di Milano, venne addirittura in casa nostra per impartirmi la cresima visto che ero ammalato». Redaelli lavora sin da ragazzo in una falegnameria di Oggiono e poi a 16 anni viene assunto alle Officine Meccaniche Magnoni. E’ proprio in questa azienda che tiene il suo primo comizio in fabbrica, il 14 luglio del 1948. Qui resta sino al 1954 quando inizia il suo percorso dentro il Pci: è prima segretario della Federazione Giovanile comunista Italiana e poi entra nella segreteria del Pci di Lecco con responsabilità organizzative. Anche in questi anni i viaggi in Russia non mancano e nel 1967 lo troviamo a Novosibirsk in Siberia: «Fu un viaggio di studio che durò tre mesi. In quell’occasione incontrai nella sua dacia, Bruno Pontecorvo, lo scienziato italiano, allievo di Enrico Fermi, che nel 1950 scelse di vivere in Unione Sovietica».  
1961 Foto di gruppo con il presidente jugoslavo Tito (quarto da sinistra) e Claudio Redaelli (secondo da sinistra)

La svolta professionale 
Nel 1970 avviene la grande svolta: «Una sera dopo l’ennesima riunione ero a cena all’Orestino, a Lecco, insieme ad Aldo Tortorella e Armando Cossutta, che mi proposero di cambiare lavoro. Dovevo scegliere: a Roma nella sede del partito o a Milano all’Unità. Scelsi quest’ultima proposta e due giorni dopo ero già a Milano. Allora l’Unità era un quotidiano di grandi tirature. La domenica si vendevano un milione di copie e solo a Lecco le copie vendute erano duemila. Basti dire che a Milano all’Unità lavoravano 1350 persone. In quegli anni mi occupavo come giornalista dei territori di Lecco, Bergamo, Sondrio, Como , Varese e del Canton Ticino. Inoltre organizzavo la distribuzione e curavo i rapporti con le federazioni del partito».  A Lecco quelli erano gli anni delle grandi fabbriche: «Nella nostra città il Pci aveva sette mila iscritti ed i grandi numeri li facevamo grazie a fabbriche come la Sae, l’Arlenico, il Caleotto e la Badoni. Del settimanale La Voce di Lecco, vendevamo sette mila copie di cui tre mila sono nelle fabbriche». Oltre ai viaggi in Unione Sovietica, nelle Repubbliche baltiche e in Kazakistan, Redaelli gira anche l’Italia grazie a numerosi incarichi a Torino, Forlì, Genova e Siena. Un altro viaggio che Redaelli ricorda molto volentieri è quello del 1980 a Kurgan in Siberia. 
1980 Carlo Mauri col medico russo professor Ilizarov a Kurgan (Siberia)

Qui incontra il professor Ilizarov che con il suo metodo innovativo aveva curato Carlo Mauri; il grande scalatore che poi fece conoscere quelle cure assolutamente nuove anche all’ospedale di Lecco. Una vita, quella di Redaelli, all’ombra della falce e del martello, che gli ha permesso di conoscere e frequentare i rappresentanti più significativi del comunismo italiano, da Palmiro Togliatti a Enrico Berlinguer, da Antonio Tatò a Davide Lajolo, sino a Emanuele Macaluso e Giovanni Cervetti giusto per fare qualche nome. 
1967 Novibirsk in Siberia Claudio Redaelli, tra due guardie del corpo, in gita sulla grande diga artificiale della Siberia

Uomo di sinistra 
Un impegno politico che aveva trovato concretizzazione anche dalle nostre parti. Redaelli è stato consigliere provinciale dal 1964 al 1980, candidato alla camera dei deputati nel 1963, vice presidente dell’Ospedale di Lecco, nonché vicepresidente della Comunità Montana del Lario Orientale nel 1970. Lasciata l’Unità nel 1981, Redaelli ha continuato ad occuparsi di politica ed ha fondato Il Punto Stampa, un periodico nato nel 1981 e che è tuttora attivo online. Un’altra caratteristica che lo ha sempre contraddistinto è stato il suo continuo dialogo con i cattolici. Non a caso ha conosciuto e frequentato sacerdoti come padre David Maria Turoldo, Camillo De Piaz e monsignor Luigi Stucchi ed ha apprezzato e seguito il magistero di due arcivescovi di Milano come Carlo Maria Martini e Dionigi Tettamanzi. E ora, a ottantacinque anni,  qual è l’ispirazione politica del “compagno” Redaelli?: «Mi sono iscritto al Pci nel 1949 ed ho sempre rinnovato la tessera fino al 2010 con il Pd. Sette anni fa non mi sono più iscritto anche se resto un uomo di sinistra con i suoi precisi ideali».
1961 A pranzo con Tito (primo da destra di spalle) Claudio Redaelli è il quinto da sinistra