20171029

“Donare speranza” se ne discute al Rotary Club Lecco Manzoni

Due realtà sensibili, lontane eppure così vicine tra loro, raccontate in un'unica serata incorniciata da un titolo fortemente esplicativo, “donare speranza”: è quanto è accaduto giovedì sera presso il Griso di Lecco, durante l'ultimo incontro del Rotary Club Lecco Manzoni. Da una parte la realtà de “L’Aquilone”, comunità educativa residenziale per minori allontanati dalle proprie famiglie, dall'altra la Casa Alloggio per persone affette da AIDS dell'Associazione Comunità "Il Gabbiano" Onlus di Tirano. Dati, spiegazioni, aneddoti e prospettive stimolati da Giulia Achler, mediatrice dell'incontro, sono stati quindi sviscerati attraverso il punto di vista di Martina Lavelli, 26enne di Airuno e Sofia Miotti, 24enne di Tirano, entrambe giovani operatrici delle strutture sopra elencate, e Maria Deghi, responsabile della Casa Alloggio di Tirano.

L'intervista a più voci, giocata sui binari delle somiglianza, ha portato alla luce due concetti chiave: il pregiudizio che circonda ambo le realtà e la disinformazione che diventa allontanamento, emarginazione. Le cosiddette “vite di scarto”, per usare le categorie di Zygmunt Bauman, hanno quindi fatto ingresso nella scena del racconto, parlando di giovani e adulti – gli ospiti delle strutture – costretti a combattere contro l'indifferenza della società che sembra chiudergli le porte del futuro attraverso un silenzio che è condanna. Contro tale indifferenza, invece, l'opera delle comunità che - ognuno seconda la propria specializzazione di settore - provano a garantire ai “ragazzi” un contesto di vita il più possibile familiare ed un percorso di accompagnamento lineare.

Pregiudizi e disinformazione attribuiscono quindi lo stigma sociale e propagano l'ignoranza, si diceva, vera e propria condanna che si riversa sui soggetti ospiti delle comunità. Per quanto riguarda l'HIV, le cifre parlano di 130mila persone affette tra la popolazione italiana: “La maggioranza dei nuovi casi (l’86% del totale) sono derivanti da rapporti non protetti, mentre i contagi per trasmissione endovenosa sono inferiori al 4%. Questo ci dice che la malattia ha preso una direzione completamente diversa da quelli dell'inizio, quando ad essere colpiti erano principalmente tossicodipendenti e uomini omosessuali” - ha spiegato Maria Deghi - “Di tutto ciò poco si conosce, con la conseguenza che le persone ritengono che l'AIDS sia qualcosa che non li riguarda. E' necessaria invece un'opera di comunicazione forte, che spieghi queste cose specialmente ai nostri giovani: in Italia una persona sieropositiva su cinque non sa di esserlo”. D'accordo con la responsabile anche Sofia Miotti, che presso la struttura di Tirano è infermiera: “A causa della disinformazione pesante rimane ancora il pregiudizio contro chi ha contratto la malattia, e le persone affette dal virus continuano a venire emarginati dalla società. Manca la consapevolezza sulle modalità di trasmissione del virus, che non impedisce affatto le normali relazioni con gli altri”. Scarsa informazione e indifferenza sono fenomeni che non risparmiano nemmeno l'altra realtà presa in esame giovedì sera, quella dei minori allontanati dalle famiglie ritenute non idonee alla crescita del figlio: “si tratta di situazioni estremamente “sensibili”, abbiamo a che fare con ragazzi che hanno vissuto situazioni complesse e in molti casi presentano problemi comportamentali che spesso diventano difficili da gestire”, ha raccontato Martina Lavelli, educatrice presso L'Aquilone. Anche su di loro, giovani e minori, pesano ancora le conseguenze di una società che non risparmia le etichette difficili a lavarsi via. Persone a cui il futuro sarebbe inevitabilmente precluso, insomma, non fosse per queste realtà di appoggio che sanno regalare speranza ai futuri uomini e donne di domani. “I bambini e i ragazzi che entrano in comunità sono prima di tutto persone che hanno tutto un futuro davanti a loro, una vita intera da costruire. Per farlo, hanno bisogno di qualcuno che li supporti da questo punto di vista e che non li lasci soli”, ha riflettuto l'educatrice.


Piena la condivisione  della Presidente del Rotary Club Lecco Manzoni, Nicoletta Spagnolo, che, stante il grande coinvolgimento  del Club, ha sottolineato come uno dei ruoli chiave dei Rotary sia dare parola a chi non ne ha, fare da megafono ai veri problemi della società spesso soffocati dal viver civile, da falsi stereotipi, dalle notizie effetto. Ha poi concluso confermando la vicinanza dei rotariani a tutti coloro che dedicano il loro tempo, la loro vita, a fianco degli “emarginati”, perché animati da un animo potenzialmente rotariano.