20171030

Esce in libreria “Per la vita, sempre” scritto da monsignor Luigi Stucchi



di Gianfranco Colombo - Esce in questi giorni in libreria il volume “Per la vita, sempre” (Edizioni Velar), che raccoglie una parte degli editoriali scritti da monsignor Luigi Stucchi, nei tredici anni in cui fu direttore del settimanale diocesano “Il Resegone” di Lecco (1973-1986). Il libro sarà presentato a Lecco, in collaborazione con la Parrocchia di S. Nicolò, alla Sala Don Ticozzi in via Ongania 4, la sera di giovedì 9 novembre, in un incontro che vedrà la partecipazione dell’autore insieme ai giornalisti Luigi Geninazzi, Cesare Cavalleri e Luigi Crimella.
“Per la vita, sempre” è un testo realizzato grazie al lavoro di Bruno Perboni, Piero Sozzi e Luigi Crimella e propone una selezione particolare degli editoriali di monsignor Stucchi scritti negli anni tra il 1973 e il 1986, quando fu direttore del settimanale “Il Resegone”. L’allora “don” Luigi, oggi vescovo ausiliare e presidente della Fondazione Ambrosiana Paolo VI per il Sacro Monte di Varese, aveva raggiunto come giornalista una singolare notorietà, locale e nazionale, per la vivacità della sua penna e la combattività del pensiero, specie su temi quali la difesa della vita, la testimonianza cristiana in politica, la sviluppo dei valori religiosi a livello sociale, l’animazione del dibattito culturale. Il sacerdote aveva dato al settimanale un'impronta personalissima. Lo stile giornalistico di don Stucchi era robusto e argomentativo, con una visione della fede che ispirava e rafforzava la partecipazione alla vita civile. Uno stile che monsignor Stucchi ha mantenuto anche da vescovo e che sottolinea la straordinaria attualità dei suoi scritti e delle sue riflessioni. I capitoli del libro raccolgono articoli sul senso della vita, i valori e la coscienza, i protagonisti e i testimoni lecchesi e nazionali, l’importanza della famiglia, la vita nascente. L’efficacia di quegli scritti era tale che molti acquistavano il giornale solo per leggere quegli articoli di fondo. Don Stucchi usava un rigore morale che lo faceva intervenire anche sugli argomenti più spinosi con una chiarezza spesso scomoda. In altri termini le “cantava a tutti”, senza per questo veder scalfita la sua autorevolezza. Non a caso Luigi Crimella, il giornalista lecchese che per anni lavorò al Resegone, ricorda due appellativi che vennero appioppati al giornalista sacerdote: “martello di Dio” e “Savonarola del lago di Lecco”. Rileggere gli articoli di don Stucchi significa anche rivivere la storia della nostra città; ripercorrere da un'ottica personale, ma molto interessante, le vicende di cui Lecco è stata protagonista. L'attenzione di don Stucchi alla vita sociale e politica era altissima ed anche per questo le sue parole lasciavano un segno. Vorremmo citare qui alcuni esempi sintomatici di questa sua sensibilità. Il 22 marzo 1974 l'articolo del direttore del Resegone è dedicato agli incidenti sul lavoro. Si intitola “Come l'erba”, in riferimento alla fragilità dell'uomo. Tra le altre cose leggiamo: “Il numero degli incidenti sul lavoro, mortali e non mortali, è già di per sé altissimo e va denunciato perché pone il valore della vita al di sotto del valore del denaro che fluisce come profitto per pochi”. Un concetto chiaro, che, in un altro contesto, ritroviamo il 16 febbraio 1979 quando il sacerdote parla di tre illusioni di cui i lecchesi sono vittime: il presunto cambiamento del Pci, le promesse relative all'azienda Omab (la ex Carniti) di Oggiono, la ricchezza dei cittadini della nostra città.  “Da alcuni giorni - scrive don Stucchi - sono disponibili al pubblico gli elenchi dei contribuenti  lecchesi. Noi ne iniziamo da questo numero la pubblicazione. Senza voler fare i conti in tasca a nessuno un dato balza più che evidente: non dovremmo più poter parlare di Lecco come città dal reddito alto, in cui la gente cerca sempre nuove forme di investimenti. I lecchesi sono ad un livello piuttosto basso. In particolare questo vale per la categoria dei professionisti. In una città industriale e industriosa, vivace e attiva come la nostra possibile che i professionisti che ne occupano posti decisivi guadagnino così poco?” Domanda legittima che Stucchi non aveva alcun problema a porsi ed a porre. Infine, ci pare molto significativo quanto il sacerdote scrisse in occasione della morte di Giacomo De Santis, suo “avversario” dalle colonne del Giornale di Lecco: “La sua morte in solitudine ci aiuta a guardare meglio dentro il suo cuore, che nel turbine intenso di una vita pubblica diuturna, nascondeva gli interrogativi di fondo con cui tutti siamo chiamati a confrontarci: era qui la sua passione più vera anche se più nascosta”.  Si tratta, dunque, di un libro prezioso per ripercorrere e comprendere meglio il clima religioso, sociale e culturale di anni molto complessi per la storia nazionale e locale. Fu un periodo, comunque, di grandi passioni in cui idee e ideali sembravano contare ancora. In questo clima si inserì la direzione quanto mai efficace di don Luigi Stucchi al Resegone. Una “voce” che conserva ancora oggi tutta la sua forza a conferma della autorevolezza morale dell’allora direttore del Resegone.