20171009

Impallinato nel Lecchese e gravemente ferito un falco lodolaio


di Claudio Bottagisi
Assurdo quanto deprecabile (e in quanto tale da condannare senza mezzi termini) episodio di bracconaggio nel Lecchese, dove nei giorni scorsi è stato gravemente ferito - dopo essere stato impallinato - un esemplare di falco lodolaio.

L’uccello è stato recuperato nel tardo pomeriggio di venerdì 6 ottobre da una famiglia in un campo in zona Sirone, nella Brianza oggionese. E’ stato subito consegnato alla veterinaria Valentina Mainetti, la quale ha prestato le prime cure all’animale ferito ed effettuato una radiografia, che ha evidenziato inequivocabilmente come lo stesso fosse stato impallinato.
Due pallini, tra l’altro, hanno causato al falco una brutta frattura dell’omero sinistro e la frattura dell’ulna sinistra.

La veterinaria ha prontamente avvertito gli agenti della Polizia provinciale, organo competente per la fauna selvatica, i quali hanno tempestivamente organizzato il trasporto del falco al Cras di Valpredina, il centro di recupero per animali selvatici realizzato dal Wwf Italia proprio allo scopo di recuperare animali selvatici feriti o in difficoltà per curarli e poi rimetterli in libertà. Il Cras svolge questo servizio in convenzione con la Regione Lombardia e ha come bacino d’utenza le provincie di Brescia, Bergamo e appunto Lecco.
E’ situato in terra bergamasca e lì il volatile trovato in Brianza riceverà ora tutte le cure del caso. La prognosi è peraltro riservata, in quanto la frattura dell’omero potrebbe compromettere le capacità di volo del falco.
Ricordiamo che il lodolaio è un predatore ed è anche un migratore e in quanto tale necessita di una particolare abilità nel volo.
Gli agenti della Polizia provinciale provvederanno  a formalizzare una denuncia contro ignoti. Quanto accaduto è infatti un atto illegale, essendo il lodolaio una specie protetta.
Purtroppo c’è ancora chi spara ai rapaci sostenendo che gli stessi vadano a intimidire gli uccelli da richiamo tenuti come appostamento presso i capanni di caccia, spaventandoli e, di conseguenza, non facendoli cantare, quindi non attirando altri uccelli, che sono poi l’obiettivo dei cacciatori.
La presenza di un rapace che volteggia sopra un capanno è vista insomma come un deterrente per gli altri uccelli, con il risultato che - come accaduto per il falco trovato nei campi di Sirone - in periodo di caccia questi volatili vengono spesso illegalmente feriti o abbattuti.

La speranza è che i responsabili di simili azioni prima o poi vengano individuati e paghino per il loro inqualificabile comportamento.