20171015

LECCO: QUALE GOVERNANCE ?



di Enrico Magni
Se uno guarda con un occhio un po’ staccato la vita politica e amministrativa di Lecco, si accorge subito della pochezza socio-culturale e dei deficit urbanistici.
Le rappresentanze politiche, che siedono nell’amministrazione comunale e provinciale, sono poco presenti nel tessuto sociale; con respiro faticoso cercano di governare l’esistente ma pochi sono i risultati efficaci.
Il mantra di questa classe politica al governo è quello della mancanza di fondi, dei tagli fatti dal centro alla periferia, eppure basta girare per altre piccole province di questa regione per accorgersi che sono state fatte delle riqualificazioni urbanistiche con un respiro ampio e sostanzioso. E’ vero che il governo centrale sta applicando una politica centralistica ma non basta. E’ una questione di governance locale, riguarda gli eletti che siedono in Consiglio Comunale e in Giunta, sono loro che stanno governando la città.
In tutti gli ambienti organizzativi ci sono difficoltà gestionali e strategiche, è responsabilità di chi sta a capo al sistema trovare soluzioni opportune e valide.
Un’altra cosa che si nota è la non presenza dei partiti in città. Il PD cittadino, che esprime il sindaco e la maggioranza, all’infuori dei soliti comunicati ufficiali sulla stampa e qualche presa di posizione, è scomparso, se ne sta a Rancio in un ritiro permanente come in Todo modo di Leonardo Sciascia a meditare rischiando di morire alle prossime elezioni del 2019.
Dove sono, cosa fanno, cosa pensano? 
Per fortuna o sfortuna anche l’opposizione in città è sulfurea, evanescente, a parte  I due crociati’(film 1968 di Giuseppe Orlandini) regionali (centrodestra) che sparano siluri e fulmini, c’è il vuoto. La stessa Lega che è stata al governo della città agendo e facendo è scomparsa. La Lega conosce la macchina comunale eppure da anni non si sentono proposte concrete e operative. Gli slogan contano poco. La parte operativa e attiva del fare della Lega è scomparsa. Non ci sono strategie di coinvolgimento, proposte alternative, prese di posizione di sostanza. C’è solo retorica.
Anche la presenza minoritaria del rappresentante del Movimento Cinque Stelle è floscia, per non dire assente, se non per evidenziare la banalità.

Il grande alleato civico del PD, Appello Per Lecco, o meglio dire del sindaco Virginio Brivio, è tranquillamente accomodato nella stanza dei bottoni ma, nell’insieme è silente.
La proposta politica di Appello, della Grande Lecco, sbandierata come una novità, fa parte dell’archeologia della politica lecchese, è un vecchio sogno degli anni settanta cullato dagli allora Comitati di Quartiere. I problemi della piccola città sono molti, tanti, troppi.
Un intervento riuscito di Appello è stato quello del recupero della fontana di Antonio Stoppani. L’altro impegno di Appello, prima di essere lista civica e di entrare in Giunta, è stato quello del recupero dell’isola Viscontea (condivisibile), però è stato vano perché è affossato; forse è stato utile per presentarsi alla cittadinanza: le stupende guglie del Resegone aspettano di essere scrutate da quella lochescion. 

Adesso c’è il referendum barocco e tarocco voluto da Maroni e, non solo il sindaco Virginio Brivio lo appoggia, lo sostiene, ma anche altri del PD vanno a votare il cigno nero che è alternativo al Governo nazionale a guida PD e opposto al voto referendario del SI del referendum del 4 dicembre del 2016. Valli a capire!