20171022

Mandello e la musica piangono Adriano Valpolini

Mandello piange Adriano Valpolini. Il suo nome e la sua attività si legano a filo doppio alla musica, la grande passione della sua vita. Emanuela Milani, musicista, docente e direttrice didattica e artistica della Scuola di musica “San Lorenzo” di Mandello, lo ricorda con questa sentita testimonianza, carica di stima, gratitudine e affetto nei suoi riguardi:

Emanuela Milani  Adriano Valpolini era per me uno dei pochi musicisti di Mandello, musicisti nel vero senso del termine. Lui si definiva un dilettante perché  non appartenente alla categoria dei “diplomati”, come lo siamo in pochi nella cittadina mandellese… Ma l’ultimo dei dilettanti era proprio lui perché in lui tutto era professionale, a partire dalla dedizione allo studio, dalla passione per la musica e dall’atteggiamento di umiltà che contraddistingue i grandi artisti.
Un avvicinarsi alla musica con sottomissione, quasi con il timore di poter interpretare male o “insultare” con suoni poco appropriati quest’arte così genuina quanto profonda.

Eh sì, la musica la fanno tutti, ma quella vera, quella fatta  con uno spirito di dedizione totale la fanno in pochi e lui era uno di questi.
Mi sento di scrivere questo perché mentre io iniziavo a studiare seriamente il mio flauto traverso (circa trent’ anni fa) lui è stato uno dei miei maestri. Lui, con Walter Leonardi (anche lui sassofonista mandellese) e Angelo Bonfanti al clarinetto. Con loro passavo i miei pomeriggi ad ascoltare e a carpire i segreti del suonare insieme. Tutti provenivano dalla banda e mi raccontavano le loro esistenze vissute sotto la direzione di grandi maestri (Turriani, per citarne uno). Ma tra il suonare in banda e il suonare in trio le cose cambiavano.
Adriano spiegava che oltre all’indiscussa importanza di fare il solfeggio (chi non conosce il “metodo Bona” tuttora in uso per chi studia seriamente uno strumento?) , bisognava provare tanto, anzi tantissimo per cercare un’intesa, una comunione di intenti per interpretare i diversi generi, ma soprattutto la sua attenzione era volta sempre e immancabilmente alla “ricerca della voce dello strumento”. Il suo studio era finalizzato a cercare quel suono, quella voce che lui sottolineava: deve essere una bella voce, espressiva, intensa… E solo cercandola tanto potevi trovarla.
Spesso si diceva non soddisfatto e allora la ricerca continuava ed era felice di farlo.
Io penso che Adriano Valpolini avrebbe potuto insegnare alla pari dei docenti di conservatorio di oggi, perché non è il titolo di studio a fare il musicista ma la dedizione. La sua è durata tutta la vita, prima con il sassofono mentre negli ultimi anni si era appassionato del flauto dolce. Ne aveva tantissimi in casa e quando lo incontravo mi diceva di essere sempre alla ricerca del  “suo suono”, suono  che sicuramente era magico anche in uno strumento così “semplice” appunto come il flauto dolce.
La scelta di uno strumento così antico  dopo lo studio del sassofono così moderno (strumento di metà 800) mi fa capire che  veramente in lui era l’anima a essere …musicista, prima ancora dello strumento con cui lo esprimeva.
Mancherà, il signor Adriano! Mancherà… Lì seduto alle ultime file del Teatro San Lorenzo, dove assisteva sempre a tutti i concerti per ascoltare i jazzisti, oppure i classici . Poi discretamente mi salutava e salutava gli artisti. “Complimenti, Emanuela! Questi sono grandi”. Ma  il grande resta lui, perché un atteggiamento di così profonda umiltà e passione deve essere per noi  un esempio, semplicemente da seguire.
Grazie, Adriano! Il concerto di Paolo Tomelleri del prossimo 3 novembre sarà dedicato  interamente a te. Saresti venuto, lo so. E’ il minimo che possiamo fare per ringraziarti. E lo farà  la musica, che vivrà sempre in te.
Con profonda stima e affetto!