20171017

Mandello. “Il paese di tutti”: “Necessario e utile aderire al referendum”


Sì al referendum regionale, sì a un voto per chiedere un minimo di uguaglianza di trattamento tra gli italiani che vivono in Lombardia e tutti gli altri.
“Il paese di tutti”, formazione che a Mandello esprime il sindaco Riccardo Fasoli e la maggioranza consiliare, prende posizione in vista della consultazione referendaria del 22 ottobre e in una nota scrive: “Non si tratta di un referendum di tipo egoistico, bensì di un referendum per migliorare l’efficienza della spesa pubblica.
Più risorse e più competenze a un livello di governo che è più vicino al cittadino, per fare meglio con i frutti del lavoro di quest’ultimo. Andare a votare è il comportamento democratico che permette di misurare la maggioranza rispetto alle tre scelte possibili: il sì, il no,oppure la “scheda bianca”. Il sì al referendum darà forza alla legittima richiesta di maggiore autonomia che la Lombardia chiede allo Stato centrale, ai sensi dell’articolo 116 della Costituzione. La Regione Lombardia non vuole solo più  risorse, ma anche più competenze”.
Il consiglio direttivo del “Paese di tutti” aggiunge: “Siamo d’accordo che le Regioni più ricche debbano aiutare quelle più in difficoltà. Il principio della solidarietà non è in discussione. E neppure il principio dell’unità nazionale.  Ma c’è un grosso problema: le risorse economiche ridistribuite alle Regioni è basato sostanzialmente sulla loro spesa storica e non sulla virtuosità amministrativa. Il sistema della spesa storica ha fissato molti anni fa la necessità di finanza locale, trascinandola poi per decenni e provocando una situazione di ineguaglianza oggi non più accettabile: lo Stato concede più soldi alle Regioni che spendono di più”.
“Le risorse prelevate in tasse da Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte e poche altre regioni - aggiungono - finiscono per ripianare i disavanzi di Molise, Abruzzo, Basilicata, Campania, Sardegna, Puglia, Calabria e Sicilia, nonché a pagare l’enorme ammontare degli interessi sul debito pubblico. Questo non favorisce certo la responsabilizzazione dei governi locali, soprattutto di quelli meno virtuosi.  E va a finire che non si aiuta la crescita delle nostre Regioni  in svantaggio, inducendole a vivere sugli allori”.
Quindi una considerazione: “È più che mai necessario e urgente ridurre (si badi bene: ridurre e non annullare) l’enorme differenza tra i costi pagati dai territori più virtuosi rispetto a quelli che, invece, gestiscono in maniera scriteriata la cosa pubblica. 
In Italia le regioni autonome sono cinque, perché non averne sette o più? Se lo Stato centrale continuerà nella politica dei tagli lineari, alimentando così gli sprechi delle Regioni meno virtuose, farà mancare sempre più risorse alle autonomie locali e anche al Nord la qualità delle infrastrutture, della sanità, del trasporto pubblico e della scuola ne risentiranno inevitabilmente, anzi ne stanno già  risentendo: è sotto gli occhi di tutti!”.
“Il paese di tutti” conclude: “Da questi dati traiamo un insegnamento: questo dovrebbe far riflettere seriamente chi pensa di non partecipare alla consultazione del 22 ottobre, che non serve a rafforzare l’immagine di un presidente regionale, bensì a rafforzare la legittima richiesta di aumentare l’autonomia della Lombardia.  Per una volta  usciamo dalla logica tipica delle tifoserie da stadio, dove il tifo blocca l’oggettività, usciamo dalla logica della discussione e della critica a tutti i costi. 

Vinciamo la pigrizia del “tanto non serve a niente”, perché non è così! Diamo un segnale forte, unitario”.