20171017

Successo di pubblico alle quattro mostre di Giancarlo Vitali




di Gianfranco Colombo - Poco meno di 40mila visitatori. Questo è il numero straordinario delle persone che hanno visitato le quattro mostre di Giancarlo Vitali; un happening artistico che ha praticamente “occupato” il centro nobile di Milano la scorsa estate. L’evento espositivo, curato da Velasco Vitali, figlio di Giancarlo e artista egli stesso, ha “occupato” quattro sedi espositive: Palazzo Reale, Castello Sforzesco, Museo di Storia Naturale, Casa del Manzoni.
Una sorta di itinerario dell’arte che ha coinvolto una marea di gente. Un successo confermatoci dall’assessore alla cultura del Comune di Milano, Filippo Del Corno: «Giancarlo Vitali, in meno di tre mesi, ha saputo conquistare un pubblico ampio e trasversale, attento alla qualità artistica delle esposizioni piuttosto che attratto dalla notorietà dei nomi proposti. Una conferma per alcuni e una scoperta per altri, e comunque una sorpresa per il pubblico milanese che ha avuto così modo di scoprire un universo artistico ricchissimo, formatosi in 88 anni di vita e di esperienza e finalmente rappresentato per epigoni in questa mostra di grande successo, anche per la critica più severa. La mostra ha sancito definitivamente il grande valore d'artista di Giancarlo Vitali». Non ci sarebbe altro da aggiungere se non esprimere la nostra soddisfazione di vedere confermata e riconosciuta, anche fuori dai nostri confini, la classe di un grande artista. Perfino lui, il Giancarlo Vitali che non esce mai di casa e che è sin troppo severo nei suoi confronti, questa volta sembra contento.

 La mostra è andato a vederla ed anche lui ha dovuto riconoscerne la bellezza. Certo, senza esagerare come nel suo integerrimo stile. «Ho fatto i complimenti ai miei figli Velasco e Sara – ci ha detto – hanno fatto un ottimo lavoro. Grazie all’allestimento di Palazzo Reale mi sono piaciuti persino i miei quadri». Un commento che è una benedizione. Del resto queste mostre hanno lasciato il segno. E preferiamo citare le parole di Stefano Crespi, giusto per non essere accusati di partigianeria, noi che guardiamo lo stesso lago: «Se fosse nato solo qualche chilometro più a nord, giusto oltre il confine svizzero che da Bellano dista poco, la fama lo precederebbe e anche le quotazioni nelle aste avrebbero esiti diversi. Sarebbe David Hockney o Lopez Garda, e non semplicemente Giancarlo Vitali, classe 1929, il più importante pittore italiano vivente. Provinciali all’eccesso, nell’adesione alla modernità, abbiamo buttato via un secolo di grande arte nel nome delle mode e dell’ideologia. Basterebbe recarsi a Palazzo Reale a Milano, dove si confrontano fianco a fianco il campione del concettualismo, Vincenzo Agnetti (1926-1981), e appunto, in una esposizione epocale, il suo quasi coetaneo Giancarlo Vitali per comprendere chi dei due è più contemporaneo, come appaiono spesso fané le trovate del primo rispetto alla solida pittura del secondo». Non male direi e credo che queste considerazioni le abbiano fatte in tanti. Del resto, le quattro mostre milanesi erano una scoperta nella scoperta, una specie di festa della pittura, a cui si è aggiunto anche un grande regista come Peter Greenaway. Alla Casa del Manzoni ha messo in scena uno spettacolo ricco di suggestioni, difficile da dimenticare. Dopo Tommaso Grossi, un altro bellanese ha abitato la casa di don Lisander e se ne sono accorti tutti perché la “sacra” dimora dell’autore dei Promessi sposi è stata letteralmente rivoluzionata. 

Ed a proposito di rivoluzioni la portata di queste mostre l’aveva ben capita Velasco, il figlio che si è trovato a metter mano all’opera paterna, immergendosi dentro la vita del genitore: «L’esistenza di tuo padre spesso la dai per scontata, ma guardandoci dentro, in questo caso attraverso le sue opere, capisci che è tutto diverso». Velasco ha sottolineato sin da subito l’importanza di opere che danno alla periferia dell’ispirazione un valore universale: « Da questo itinerario emerge l’importanza della “localizzazione” per Giancarlo Vitali. Appare evidente come per lui essere un pittore “locale” non sia una diminuzione ma al contrario un valore linguistico forte. Dalle quattro mostre si capisce chiaramente che lui resiste alle sue radici perché le ritiene fondamentali. Le quattro mostre sono un’antologica strutturata con un inizio ed una fine che non ha cedimenti». Queste parole, pronunciate prima dell’inaugurazione, hanno trovato conferma negli occhi e nei sentimenti di chi le ha visitate. Giancarlo Vitali parla a tutti perché la sua pittura sa sorprenderci.