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Le meraviglie del Lario lecchese in un sontuoso volume edito da Jack Book



Il lago più bello del mondo, e dalla conformazione geologica unica, ha una nuova celebrazione editoriale. Flavio Guberti e Gabriela Jacomella dedicano al Lario un sontuoso volume illustrato da collezione, edito da Jaca Book di Milano, che verrà presentato sabato 2 dicembre alle 17.30 alla libreria IBS Libraccio di Lecco in via Cavour 44 da Lorenzo Morandotti, giornalista culturale del “Corriere di Como”. 
Si intitola “Lago di Como” e per 250 pagine (costo 35 euro) intende cogliere appieno, nelle diverse stagioni dell’anno, l’emozione che si prova di fronte a uno straordinario sito naturale costellato dall’impronta dell’uomo e da abitati che sono vere opere d’arte, spesso conservate nella loro antica fisionomia. 
Il volume racconta e percorre il complesso perimetro di un lago con due rami in cui il visitatore può viaggiare lungo il filo dell’acqua o in alto, oltre la mezza costa, scoprendo, come in un frattale che si dispiega davanti al suo percorso, angoli impensati e vedute di massimo respiro. Il testo, sintetico e ricco di informazioni turistiche e storiche, e le didascalie delle immagini compiono il resto fornendo preziose notizie geografiche e di costume. Le 450 immagini sono il vero discorso del volume: un tour fotografico per scoprire sia i grandi panorami, che gli angoli famosi o inediti. 
La costante presenza di una silhouette del lago permette al lettore di collocare i vari luoghi lungo il perimetro lacustre. Guberti, giornalista professionista e graphic designer, vive in Valtellina. Gabriela Jacomella, nata a Chiavenna, si è laureata in Lettere e Filosofia alla Normale di Pisa e ha lavorato nove anni al “Corriere della Sera”. Il suo sito è www.gabrielajacomel – la.com. “Questo libro è l'inizio di un viaggio, il primo di una serie di volumi dello stesso genere che ho in cantiere” dice Guberti. 
“Nasce da un sogno che ho da sempre: quello di realizzare, un giorno, un volume tutto mio, di cui essere sia l‘autore che il grafico, per potermi finalmente esprimere senza quei vincoli e quei condizionamenti nei quali mi imbatto da ormai  quasi 50 anni di carriera, che spesso mortificano progetti nati belli e poi stravolti in corso d'opera da esigenze editoriali o da richieste degli autori che non si sposano col progetto in precedenza approvato. La fotografia è una passione che coltivo sin da ragazzo: mi ci sono avvicinato mentre studiavo grafica, poi ho avuto modo di lavorare per anni in camera oscura e, in seguito, quando ho lavorato in Fabbri come assistente dell'Art Director dei Progetti Speciali, affiancavo i fotografi per indicare le inquadrature. Ho anche avuto la fortuna di frequentare dei veri professionisti della fotografia”.

Il libro nasce anche da alcune constatazioni: “In giro si vede molta “editoria stanca”, libri tutti uguali, foto tutte uguali, foto che io chiamo “cartoline” che si limitano a documentare un posto. Non esprimono passione, sentimenti, non producono alcuna sensazione. Io non volevo documentare; volevo fare partecipare il lettore al bello che ci circonda, invitarlo a “fermarsi a guardare” non solo con gli occhi ma, soprattutto, con l'anima. Perché a seconda del momento, dello stato d'animo di chi guarda, a seconda di come si guarda ogni posto trasmette emozioni diverse. 
 L'altra osservazione è che non è vero, come spesso sento dire, che «la gente non guarda al bello, ma solo al prezzo», oppure «… ma solo alla praticità» ecc., oltretutto come se uno escludesse necessariamente l'altro. Io credo che il gusto della gente si sia “appiattito” (in realtà, solo in apparenza) perché piatto e omologato è ciò che viene offerto, ciò che si trova sul mercato. Troppo spesso, la qualità è scarsa per motivi economici, ma anche perché ci si preoccupa di saturare fette di mercato senza prendersi la briga neppure di impegnarsi un po' a fornire un prodotto che risulti almeno interessante, ma solo recuperando vecchie pubblicazioni e spremendole come un vecchio limone”. Se, viceversa, il gusto del bello viene  favorito e coltivato? “Allora le persone rispondono subito, si interessano, apprezzano e diventano, giustamente, più esigenti. Perché dentro ognuno di noi ci sono –a volte evidenti, a volte latenti– sensibilità, gusto, gioia di vivere. Io credo che bisogna avere fiducia nelle persone e nella loro capacità di raccogliere l'invito a far emergere il bello che c'è in loro”. Chi ha dato il via al volume? “Il via a questo volume è stato una sfida che mi ha lanciato mia moglie. Mentre mi documentavo per tenere aggiornata la mia attrezzatura fotografica e le illustravo le caratteristiche tecniche di questo e di quell'obiettivo, lei, con il fantastico pragmatismo delle donne, mi dice a bruciapelo: «Va bene, ho capito, non serve che continui: ci saranno da spendere un sacco di soldi. OK, ma solo se pensi di riuscire a fare qualcosa di diverso, di veramente diverso da quello che si vede in giro. Pensi di riuscire con le tue foto a rendere il fruscio delle foglie, l'acqua che scorre o il cinguettio degli uccelli, la vertigine di un dirupo? Se sì, allora fallo, altrimenti non ne vale la pena». Era una sfida e io non aspettavo altro.   
La scelta del soggetto è venuta da sé. Il Lago di Como è una quinta fantastica. A tutta prima ci si potrebbe chiedere cosa altro ci sia da dire sul Lago di Como, che non sia già stato detto e visto.  E invece, passandoci quasi ogni giorno, mi meraviglio ogni volta nel vedere come sia diverso di momento in momento. E di come  lo stesso soggetto possa essere percepito in mille modi diversi. Perché è vero che «la bellezza è negli occhi di chi guarda»Questo libro è un souvenir per i tantissimi turisti che affollano il lago –si parla di oltre un milione all'anno, provenienti da tutto il globo: americani, tedeschi, olandesi, neozelandesi, australiani, cinesi, giapponesi, russi; per questo motivo il volume è stato pensato bilingue. È un volume prevalentemente fotografico, ma con un certo numero di informazioni e curiosità, che raccontino senza stancare: il volume non ha la pretesa di essere esaustivo, non basterebbe un'enciclopedia per questo. Inoltre, non è questa la sua finalità. È più un volume da sfogliare una volta tornati a casa in tutta rilassatezza, magari con amici e parenti, per rinnovare o raccontare le suggestioni di questi luoghi unici, per sognare, per scoprire qualcosa che non si era scoperto prima. E, chissà, magari anche per invogliare altri a vedere quei posti di persona. Insomma un libro capace di trasformarsi, all'occorrenza, anche in un veicolo di promozione turistica non solo per i luoghi più noti del lago, che non ne hanno certo bisogno, ma anche per alcuni angoli nascosti che passano quasi inosservati ai più ma che sono altrettanto suggestivi. Mentre lo realizzavo, sono stati molti i commenti che mi hanno lusingato e mi hanno fatto capire che ero sulla strada giusta. È stato incredibile raccogliere le reazioni delle persone alle quali mostravo di volta in volta le foto. Ad ognuna di esse ciascuna “parlava” in un modo diverso: chi preferiva alcune immagini, chi altre, ma tutti si emozionavano con la stessa intensità. 
C'è stata una responsabile editoriale di una nota casa editrice italiana che si è commossa alle lacrime”. E c'è stata un’altra persona, una professoressa, che mi ha colpito in particolare: per tutta la vita aveva avuto un pessimo rapporto col Lago di Como, che per lei era stato lo sfondo di vicende familiari dolorose; ma quando ha visto il primo abbozzo del volume lo ha sfogliato e risfogliato, con calma e attenzione, soffermandosi su ogni singola foto e poi ha esclamato: «Ma visto così è tutto un altro lago! Non avrei mai pensato che un giorno lo avrei trovato persino bello! Ci volevano le sue fotografie per cambiarne la mia percezione»”. La cosa veramente difficile è stata operare la scelta delle immagini: l'archivio fotografico che ho messo insieme è veramente vastissimo, e ogni scatto mi sembrava quasi un figlio. Quali emozioni tenere e quali scartare? È stata durissima.  La scelta dell'autrice del testo introduttivo, invece, è venuta da sé. Conoscevamo già Gabriela per aver lavorato con lei molto bene in precedenza e avevamo avuto modo di apprezzarne la professionalità e lo stile fresco, incisivo. Lo stile giusto per questo tipo di volume: un testo da leggere tutto d'un fiato che, alla pari delle immagini, andasse dritto al segno. Inoltre Gabriela è innamorata del territorio in cui vive e lavora. Insomma, è stata una scelta naturale. Le abbiamo illustrato la nostra idea, mia e di mia moglie (che ha redatto i testi descrittivi e le didascalie), idea che lei ha accolto con molto entusiasmo, centrando in pieno lo spirito del volume e contribuendo con suggerimenti e credendo subito molto in questa idea”.