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Padre Mario Marazzi da Hong Kong: “Ecco la vera gioia del Natale”

Da Hong Kong, dove ha vissuto per decenni e dove si trova tuttora dopo aver trascorso un periodo della sua vita nella casa famiglia di Huiling a Guangzhou, nella Cina del Sud, il missionario mandellese padre Mario Marazzi scrive, nell’imminenza delle festività natalizie, questa significativa “lettera aperta” che di seguito pubblichiamo:


Parecchi anni fa partecipai a Hong Kong a un incontro di aggiornamento per preti.  Relatore era P. Bernard Häring, un teologo tedesco cui in particolare si deve la morale cattolica con un volto umano e gioioso: da una morale della legge, alla morale dell’amore; dal “Tu devi!” al “Tu puoi”; dalla paura del peccato e dell’inferno alla gioia della libertà dei figli di Dio, chiamati a realizzarsi nell’amore.

Dopo aver scritto libri e tenuto conferenze in giro per il mondo, negli ultimi anni della sua vita P. Häring si ritirò nella quiete di un monastero della Baviera. Passava il tempo tra preghiera, studio e meditazione. A un amico andato a trovarlo disse queste parole: “Prego perché vivo, vivo perché prego. Cioè la preghiera è risposta al Padre che mi ha donato la vita ed anche mi dà la forza di vivere, cioè di accettare le sofferenze che non mi mancano.”
Penso ogni tanto a queste parole “Prego perché vivo, vivo perché prego”. Continuo ad abitare nella casa dei Missionari del Pime a Hong Kong, ma senza particolari impegni di lavoro. Ho più tempo per leggere, riflettere e pregare. Prego per ringraziare Dio dei doni ricevuti. Prego per raccomandare a Lui le persone che mi sono care. Prego per la Chiesa di Cina, ancora sofferente. Inoltre la preghiera mi aiuta a trovare serenità nonostante gli acciacchi dell’età, a capire che tutto è grazia, che “tutto concorre al bene di chi ama Dio” (Paolo ai cristiani di Roma, 8,28).

Alcune settimane fa abbiamo avuto in casa degli ospiti speciali venuti dall’Italia: Edoardo e Silvia, una coppia di giovani sposi che con il piccolo Giona si preparavano ad andare in Cina come volontari al servizio delle persone disabili assistite da Huiling.
Guardando a questa coppia che si offre al servizio della missione e ai giovani confratelli che di tanto in tanto ci raggiungono, ringrazio il Signore delle nuove forze che sostituiscono noi missionari anziani, per i quali è giunto il tempo di tirarsi da parte e passare ad altri il testimone.
Noi nel Pime stiamo ora vivendo l’anno dei missionari laici, che si concluderà nel settembre 2018.  La presenza nel Pime di laici che consacrano tutta la loro vita alla missione evangelizzatrice è una splendida realtà che risale agli inizi dell’Istituto, a metà del 1800. Tra le figure più significative di questi laici abbiamo Felice Tantardini.
Originario di Introbio, in Valsassina, spese quasi settant’anni in Birmania (ora chiamata Myanmar), dove morì nel 1991. Per obbedire al suo vescovo monsignor Alfredo Lanfranconi di Mandello, Felice scrisse le memorie della sua avventurosa vita ed è conosciuto e venerato come “Il fabbro di Dio”.  Uno splendido esempio!
Il Natale vicino mi ricorda il “presepio meccanico” che  ogni anno veniva allestito in un locale vicino alla chiesa di San Lorenzo a Mandello. Le statuine si muovevano: chi lavava i panni, chi cuoceva le castagne, ecc. e molte passavano in fila indiana davanti alla capanna per portare il loro omaggio al piccolo Gesù. Questo ricordo della mia fanciullezza mi incoraggia a proporvi una storiella natalizia, dove pure qui le figurine del presepio sono in movimento…
“Carissimi angioletti - disse Gesù bambino - senza offesa, andate a cantare un po’ più in là. Che nessuno sappia che cosa sta succedendo qui!”. Obbedienti come sempre, gli angioletti, pur senza capire questa strana richiesta, se ne volarono più in là. Poi Gesù bambino chiamò al telefono i Magi e li pregò di lasciar correre, di non scomodarsi, che il deserto è pericoloso, ci sono i terroristi, ecc. Quanto ai pastori e alle pecore, fu più facile. “Scappate che arriva il lupo!”. Naturalmente i pastori se la diedero a gambe e le pecore… dietro!
A questo punto i dintorni della capanna diventarono deserti e tranquilli. E fu proprio una notte santa e silenziosa, come dice la nota canzone. Sfumata la festa, se ne erano andati tutti ed era rimasto lì soltanto l’omino della polenta. Poveretto! Aveva sperato fino all’ultimo in una serata di buoni affari. Con tutta la gente che era accorsa!

Deluso e un po’ stupito si avvicinò al Bambinello e gli chiese: “Ma cosa ti è saltato in mente? Perché hai cacciato via tutti?”. “Vedi amico - rispose Gesù bambino - non volevo che tutti sotto Natale si cacciassero nel caotico e demenziale traffico prenatalizio, avvelenando ancora di più l’aria della città. E che si facessero travolgere dall’angosciosa avventura degli acquisti, diventando più agitati e cattivi… Non volevo che quel vecchio vestito di rosso mi scippasse la festa del mio compleanno…”.
“Giusto!”, disse l’omino della polenta, e ne tagliò fette. Ne diede una al Bambinello, una a Maria, una a Giuseppe, una all’asino e una al bue. Ne tagliò una per sé e tutti insieme fecero una semplice ma bella cenetta. Come potremmo fare noi a Natale invece di rimpinzarci come porcellini. Nessuno ce lo proibisce!
Questa storiella natalizia ci ricorda che la gioia del Natale, la gioia della vita, non viene dalle cose materiali, ma dalla semplicità e dal dono di noi stessi agli altri. Vi auguro un Natale vissuta con questo spirito.
Padre Mario Marazzi
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1/ La storiella natalizia è stata presa dalla rivista “Città Nuova”, dicembre 2016.
2/ La nuova edizione del libro “Felice Tantardini, Il fabbro di Dio” è pubblicata dall’editrice EMI e costa €14.

3/ Con la prossima dichiarazione dei redditi vi consiglio di destinare il 5 x 1000 dei contributi fiscali ai Missionari del Pime attraverso la Fondazione PIME Onlus, indicando anche il codice fiscale 97486040153. Per fare ciò dovete apporre la firma nello spazio riservato al “volontariato, organizzazioni non lucrative di utilità sociale, associazioni…”.