20160429

Ampelio Bonora l'artista bohemennie

«Neve sul Resegone» - olio - 80x60 (1978)

di Mauro Galli 
Non è bello che si sia un po’ persa la consapevolezza della figura di Ampelio Bonora, nonostante egli sia stato protagonista del periodo molto vivace dell’arte e della cultura dei decenni del dopoguerra a Lecco, dove era approdato ormai maturo dopo altre vicende di vita, fra cui la frequentazione del mondo artistico milanese con amicizie coinvolgenti come quella con il pittore Sironi.

Richiama pertanto attenzione l’iniziativa di alcuni lecchesi, fra cui qualcuno che ha avuto modo di conoscere da vicino Ampelio Bonora, di cercare di ricostruire una retrospettiva delle sue opere per proporre alla città una mostra che possa richiamare attenzione su un artista che non può non essere ricordato come protagonista della cultura del Novecento in città.
Se infatti la formazione umana e artistica di Bonora è avvenuta nel capoluogo lombardo, la sua maturità artistica non può che essere ricondotta agli ultimi decenni della sua vita trascorsi nel cuore di Lecco.
Un po’ bohemennie, si deve dire, schivo da troppe relazioni sociali, tanto generoso nei confronti di chi poteva incontrare tutti i giorni, assolutamente non presuntuoso e forse addirittura non del tutto consapevole di avere tanta capacità nell’arte della pittura figurativa.
Ampelio Bonora in questi anni dal dopoguerra sino alla sua scomparsa avvenuta altre trent’anni fa, ha lavorato soprattutto per istinto. Si rammenta che i suoi quadri potevano rimanere incompleti anche per anni nel suo studio, sinchè l’estro interiore non lo portava a definirli. Qualche volta per necessità contingente, tant’è che delle sue opere si pensa la maggior parte siano finite a qualche mecenate, molti lo apprezzavano, o sulle pareti di quelle vecchie trattorie del centro storico, baratto per i pranzi in compagnia spesso di altri artisti del medesimo vivace periodo culturale, quali Sora.
Tant’è che la sua opera pittorica si è un po’ dispersa, non pare esistere una collezione anche minore, e l’unica testimonianza abbastanza completa è un introvabile volume realizzato dal suo amico Carlo Del Teglio, altrettanto purtroppo dimenticato artista, lui poeta, che operò a Lecco nel medesimo periodo.
Poiché sulle tele trasferiva la propria interiorità, esse nascevano soltanto quando il suo animo gli dettava stati di emozione. Così sono nati i suoi paesaggi, una bella serie di immagini rubate al territorio circostante Lecco, le montagne, gli scorci di lago, gli angoli dei borghi. Senza presenza umana, statici si direbbe, ma luminosi, aperti, aerei, attenti a trasferire quello stato d’animo che Bonora probabilmente viveva soffermandosi fuori dall’urbano per assaporare la serena ma forte immagine della natura e del paesaggio.
La stessa staticità , ma forte di trasparenza di emozioni, che si ritrova nelle figure femminili, tante realizzate da Bonora, perché era un attento estimatore del femminile. Oppure nelle nature morte, altro filone della sua creatività, ma sicuramente meno interessati della serie di paesaggi, benchè realizzate con notevole capacità e padronanza della figurazione.
Con i paesaggi rubati al territorio circostante la città pare che Ampelio Bonora abbia regalato un omaggio alla bellezza del nostro territorio, quasi un invito a gustare l’emozione che sa dare un paesaggio tra monti e lago. Il che ci pare debba avere un riconoscimento per quello che lui, artista schivo di socialità, ha lasciato a Lecco nei suoi anni di presenza artisticamente intensa.
Per questo motivo, oltre a meritare attenzione e ricordo, pare eccellente l’iniziativa di riproporlo in una rassegna che possa raccogliere e proporre una carrellata il più completa delle sue opere e che sappia richiamare, con i suoi quadri, il ricordo di una figura che ha lasciato in chi ha avuto opportunità di frequentazione, tanti messaggi positivi. Chissà che non si possa valorizzare, partendo da una ricognizione su Ampelio Bonora, il ricordo di una stagione artistica lecchese molto intraprendente e di grande produttività.