20160604

Lecco per Ugo Bartesaghi. La politica come un dovere

Cercava la verità nel contatto con la gente, verso cui era sempre disponibile. La cercava nella disponibilità a difendere le cause dei deboli. E la cercava nelle idee


di Claudio Redaelli
Lecco - Ugo Bartesaghi nelle parole e nelle testimonianze di monsignor Enrico Assi, Aroldo Benini, Pietro Gaetani, Giorgio Gasparotti, Ulisse Guzzi, Gabriele Invernizzi, Mario Melloni, Pietro Oriana, Armando Panzeri, Carlo Panzeri, Elio Quercioli, Claudio Redaelli, Pino Resinelli, Leopoldo Rossi, Giulio Spini, Rodolfo Tirinzoni, padre Davide Maria Turoldo e don Egidio Valtorta.

E’ una pubblicazione data alle stampe nel 1978 dal Comune di Lecco, a cura del Circolo cittadino Salvemini, a “raccontare” la figura e la statura morale di un uomo “al quale il Signore - per dirla con le espressioni usate all’omelìa dal prevosto monsignor Assi il giorno dei funerali dell’indimenticato ex sindaco di Lecco e parlamentare - ha dato una rara e forte intelligenza e che si è prodigato, con sollecitudine e grande impegno, per il bene della città, in anni intensi e fervidi”.

La pubblicazione Lecco per Ugo Bartesaghi è del ’78, si è detto. E quell’anno primo cittadino era Giuseppe Resinelli, che nell’introduzione scriveva: “Per molti di coloro che non ebbero diretto contatto con lui, per molti che vennero dopo di lui, nel tempo, anche nella nostra città, pur avendolo conosciuto e pur avendo avuto qualche occasione di incontro, questa iniziativa consente di riflettere, di ripensare una vicenda umana della quale Bartesaghi non è stato astratto protagonista ma interprete vero e autentico”.
Per Ugo Bartesaghi fare politica era un dovere e in quell’attività lui scoprì il vero impegno del sapiente, al punto da dedicarvi non i ritagli del proprio tempo ma tutto se stesso, perché in quella stessa attività cercò davvero e credette di scoprire la verità.
Bartesaghi cercava la verità nel contatto con la gente, verso cui era sempre disponibile. La cercava nella disponibilità a difendere le cause dei deboli. E la cercava nelle idee.
“La ricercava anche nell’atteggiarsi dei singoli Stati, nella loro politica estera - scriveva Resinelli - per la quale aveva una disposizione particolare perché evidentemente dietro gli atteggiamenti degli Stati Bartesaghi, che pur essendo uomo di parte era tuttavia uomo di dialogo, cercava la verità. E la pace. Quella pace tra i popoli che ne fece un antesignano della distensione, che ne fece un precorritore della teoria dell’incontro e non già dello scontro”.

E Rodolfo Tirinzoni, sindaco di Lecco nel 1976, dopo la morte di Bartesaghi avvenuta il 16 marzo di quello stesso anno, scrisse che a lasciare sgomenti erano “la stima, la riconoscenza, l’amore che sigilla una vita, quanto problematicamente travagliata, altrettanto ricca di virtù umane e cristiane e di opere che tutta Lecco riconosce e ricorda”.

Belle anche le pagine che Aroldo Benini dedicò all’ex sindaco e parlamentare in occasione della commemorazione voluta dal Circolo Salvemini la sera del 13 aprile 1977, dunque a poco più di un anno dalla sua scomparsa. “In un Paese in cui ogni scelta è giudicata quasi universalmente - disse Benini - Ugo Bartesaghi è stato l’uomo che, pagando ogni volta di persona, ha fatto gioco soltanto a favore della propria coscienza, cioè della coscienza dell’uomo. E’ stato colui che, in tempi ancora assai difficili e nei quali l’andare a sinistra non era ancora una moda ha saputo operare una scelta, obbedendo ai doveri inalienabili della coscienza. Ha saputo affrontare le inimicizie e gli odi, le violenze non soltanto verbali di coloro che si sono sentiti traditi da lui per avere egli voluto arrivare alle estreme conseguenze di una decisione che lo aveva portato accanto alle forze del movimento operaio, ai lavoratori italiani”.