20160721

Dall’Assemblea nazionale ANCE la richiesta di un grande Piano di sviluppo industriale e infrastrutturale per il Paese


Un forte richiamo all’Europa, perché diventi “il luogo della qualità della vita, dell’innovazione, della crescita economica, del lavoro e delle politiche sociali”. E, al tempo stesso, il riconoscimento al Governo italiano per avere da un lato “agito con decisione in ambito europeo per l’allentamento dei vincoli imposti dalla Ue” e dall’altro aver previsto “, nella legge di Stabilità per il 2016, la cancellazione di quel Patto di stabilità interno che per otto anni ha di fatto bloccato gli investimenti degli enti territoriali, impedendo la realizzazione di interventi fondamentali per il Paese e soprattutto per il benessere e la qualità della vita dei cittadini”.


Ma anche la richiesta di “un grande Piano di sviluppo industriale e infrastrutturale capace di rinnovare in profondità il Paese, consentendogli di superare una volta per tutte il ritardo decennale accumulato nella dotazione di infrastrutture materiali e immateriali e rilanciando nello stesso tempo la produttività delle imprese e la ripresa dell'occupazione”.

Così il presidente nazionale di
ANCE Claudio De Albertis, si è espresso in occasione dell’Assemblea dell’associazione che rappresenta il mondo delle costruzioni del nostro Paese, svoltasi a Roma, presso l’Auditorium Antonianum alla presenza del Ministero delle infrastrutture.

“È stata una relazione di grande coraggio e visione, - afferma il presidente di ANCE Lecco Sondrio, Sergio Piazza - che ha messo in evidenza le priorità irrinunciabili per il nostro Paese e ha indicato con grande chiarezza la strada da seguire: ridurre la spesa corrente e rilanciare gli investimenti infrastrutturali. Solo con un deciso piano di sviluppo industriale e infrastrutturale l’Italia potrà guardare al proprio futuro e, al tempo stesso, creare le condizioni per accrescere la sicurezza e la coesione sociale, sostenere il turismo, la cultura e la formazione dei giovani”.

Cinque, infatti, le direttrici su cui Claudio De Albertis ha chiesto che si indirizzi questo piano, stimato in 30 miliardi di Euro nei prossimi 3 anni, attraverso l’utilizzo delle risorse esistenti e una rinnovata flessibilità per gli investimenti a livello europeo: manutenzione e miglioramento delle infrastrutture esistenti; accelerazione e ampliamento del piano di riqualificazione degli edifici scolastici; assegnazione delle risorse necessarie per la riduzione del rischio idrogeologico; investimento sui beni culturali e sul turismo, soprattutto nel Mezzogiorno, e recupero e risanamento infrastrutturale e sociale delle periferie.

De Albertis  non ha mancato poi di richiamare il tema del codice degli appalti definito “una vera e propria rivoluzione", ma che come ogni processo innovativo necessita di “un periodo di assestamento per poter essere assimilato”. Di qui la richiesta avanzata al Governo di “varare una moratoria che fino al 31 dicembre consenta alle amministrazioni di bandire le gare già pronte basate su progetti definitivi “. Immediata la risposta del Ministro Delrio che si è detto favorevole alla proposta del Presidente De Albertis di un Piano industriale di sviluppo del settore e poi successivamente, in una nota diramata dal Ministero delle infrastrutture, ha annunciato “l’apertura di un tavolo di confronto rispetto alla fase transitoria per affrontare con Ance e Enti locali la fase transitoria e l’andamento del mercato delle opere pubbliche, con componente prevalente dell’edilizia, cha ha comunque visto tra gennaio e giugno un aumento di 4 miliardi rispetto all’anno scorso”.

Un ultimo tema su cui si è incentrata la relazione è quello relativo alla richiesta che il Governo “vari finalmente un progetto di politica industriale che sostenga le imprese di costruzione in una fase della vita del Paese in cui sono chiamate a svolgere un ruolo più che mai strategico per lo sviluppo e la competitività”, favorendo “un nuovo modello d’impresa più competente, più professionale, più strutturato ma, soprattutto, inserito in una rete di imprese specializzate e coordinate in modo continuativo e stabile tra di loro, con una spiccata propensione alla ricerca e all’innovazione dei prodotti e dei servizi”.


“Si tratta di una sfida decisiva per il nostro settore”, commenta ancora Piazza, che rimarca l’esigenza, espressa anche dal presidente nazionale di ANCE, di favorire realmente il processo di ammodernamento radicale del patrimonio immobiliare italiano attraverso un vero e proprio progetto di rigenerazione urbana: “se si vuole portare a compimento un progetto di vera e propria rigenerazione del tessuto urbano del Paese, è necessario rendere permanenti tutte le agevolazioni dirette a premiare sia l’acquisto ed il possesso di fabbricati nuovi a standard energetici elevati sia gli interventi sul già edificato rivolti alla riqualificazione energetica, con una rimodulazione delle attuali agevolazioni (la cosiddetta  “detrazione del 65%”), in modo da premiare le riqualificazioni capaci di ottenere i migliori risultati in termini di risparmio energetico ed economico”.