20160906

UN SOGNO FATTO A MANTOVA

“La poesia è restituire alle cose, fra le quali viviamo, e agli esseri con cui viviamo, la pienezza della loro presenza a se stessi.”   Yves Bonnefoy



Dal 7 settembre a Palazzo Te la seconda stazione di Un sogno fatto a Mantova a completamento di un percorso espositivo, iniziato l’11 giugno, che si concluderà il 13 novembre. È un progetto per Mantova Capitale Italiana della Cultura 2016 nato da un’idea di Cristiana Collu e curato da Saretto Cincinelli.


Un sogno fatto a Mantova - il titolo cita un omonimo scritto del poeta Yves Bonnefoy - nasce dall’idea che la città possa essere intesa come luogo e teatro della costruzione della comunità. Si assume che la città, nella sua stessa forma storica, sia una lunga “conversazione” capace di custodire la possibilità di un rapporto profondo e segreto tra parole, persone, cose. Un rapporto che nel caso di Mantova consente di congiungere l’alba rinascimentale della modernità con il contemporaneo.

La seconda stazione ospita nelle Fruttiere di Palazzo Te opere di artisti italiani e internazionali: la serie di opere Vedere di Luca Pancrazzi; le videoinstallazioni Stefania, Da solo, Nuvole #1 e Nuvole #2 di Luca Rento; Family ties II dell’artista spagnola Eulalia Valldosera; Exposure #9 di Barbara Probst; le stampe fotografiche Rear Window di Paola di Bello. Paolo Meoni propone il video Silhouette e le stampe Dusty Landscape #1 e Dusty Landscape #2; Grazia Toderi, già protagonista della prima stazione al Teatro Bibiena con il suo Luci per K222, presenta ora Fantasia.
Otto gli scatti del fotografo Armin Linke tra cui: Ghazi Barotha hydroelectric project, workers, Hattian Pakistan; Restaurant view, Cairo Egypt; Parque del Retiro, Madrid Spain; Alvar Aalto, Library (1927-1935), Viipuri (Vyborg) Russia; G8 Summit, Genova Italy. 
Tutti i lavori sono stati selezionati per il loro riferirsi alla città, all’architettura e agli spazi del vivere condiviso per costruire attorno alle loro opere un discorso sulla città nella sua complessità.
Una città vista come luogo condiviso, letta da diversi punti di vista - come nei lavori di Paola di Bello, che ha fotografato Mantova da finestre di case, uffici e alberghi - e che attraverso la sperimentazione e il contemporaneo diventa anche luogo comune, riconnettendo memoria e innovazione e recuperando la tradizione, per dare vita a una rappresentazione del presente e a un immaginario futuro.

Dalle Fruttiere il progetto si estende in altri luoghi della città - dal 7 settembre al 13 novembre anche il Cinema del Carbone propone brevi video d’autore prima della normale programmazione cinematografica - e va a integrare e arricchire il percorso espositivo della prima stazione composto dalle opere: Figura e Grande donna di Alberto Giacometti; Fall III di Antony Gormley; Dance di Hans Op De Beeck; Cavallo, Rinoceronte e Ghepardo di Davide Rivalta a Palazzo Te, di cui si può ammirare anche la grande scultura Orso nel giardino romantico di Palazzo d’ Arco.

“L’arte contemporanea gioca un ruolo centrale nel palinsesto di Mantova 2016 -  ha dichiarato il sindaco Mattia Palazzi. -  Un sogno fatto a Mantova lega in modo vitale presente e passato e costituisce pertanto un momento qualificante della proposta culturale. Artisti italiani e internazionali propongono una riflessione sugli spazi del vivere condiviso della città mediante immagini fotografiche e video. Questa esposizione permette di guardare Mantova attraverso nuovi e inediti punti di vista in grado di mutare il rapporto fra soggetto e ambiente migliorando le dinamiche del vivere comune.”

“Il Centro ha pensato di produrre questo progetto espositivo per contiguità con un tema che rappresenta uno degli assi di lavoro principali dell’istituzione - spiega il Presidente Stefano Baia Curioni di Palazzo Te - l’idea che il rapporto con la storia possa, vivificato, irrorare la capacità di “vedere” il futuro possibile della città e della sua gente: Mantova, con le sue ricchezze squadernate e le sue ricchezze nascoste. Il desiderio è che questa possa essere l’occasione di uno sguardo pensante sul presente, e anche di un vedere generoso, capace anche di riconoscere chi oggi, attorno, prima e dopo la mostra, sta costruendo la città come spazio comune, inclusivo, avvolgente e se possibile accogliente.”


Il progetto Un sogno fatto a Mantova è prodotto dal Centro Internazionale d’Arte e di Cultura di Palazzo Te e dal Museo Civico di Palazzo Te, con la collaborazione di Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, Amici di Palazzo Te e dei Musei mantovani, Fondazione di Palazzo d’Arco, Il Cinema del Carbone, e con il contributo di Eni.