20170224

Como verso le elezioni


Di Claudio Redaelli -  Sinistra in ordine sparso, destra compatta (o quasi) su Mario Landriscina, fondatore del 118 di Como che dal 19 dicembre scorso è il candidato ufficiale della coalizione di centrodestra formata da Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’ItaliaIl medico candidato sindaco del centrodestra  sta “studiando”
da primo cittadino affrontando i nodi della città. Sul fronte opposto, si attende l’esito delle primarie del centrosinistra. È questo lo scenario nell’approssimarsi del voto delle amministrative di Como. Nel centrosinistra i candidati sono pronti allo scontro. Le primarie ormai hanno una data certa: il prossimo 26 marzo. Lo ha deciso l’ultima assemblea dei 12 saggi (il segretario provinciale Angelo Orsenigo, Fausto Tagliabue, Giacomo Licata, Guido Rovi, Stefano Legnani, Gianstefano Buzzi, Marco Albanese, Benedetta Re, Mario Martinelli, Gianni Imperiali, Aniello Rinaldi e Bruno Saba). Ora toccherà ai candidati, entro il 6 marzo, raccogliere 250 firme di residenti a Como. Questo prevede il percorso per le primarie. Poi in base allo statuto del Pd sarà necessario anche presentare 39 firme di residenti con la tessera Pd o 9 firme dei membri dell’assemblea. C’è poi attesa anche per riuscire a capire quando invece si andrà al voto per determinare il successore di Mario Lucini a Palazzo Cernezzi. SI è parlato di inizio giugno ma non si hanno ancora indicazioni precise. Candidati alle primarie Pd sono Vittorio Mottola, Marcello Iantorno, Vito De Feudis, Gioacchino Favara e Mario Forlano. E poi c’è il jolly costituito da Maurizio Traglio, imprenditore, indipendente (anni fa era stato nominato come potenziale candidato sindaco del centrodestra) che ha già fatto partire una massiccia macchina elettorale con appuntamenti nelle 10 circoscrizioni del capoluogo. Un altro outsider è Mario Forlano, consigliere uscente di Como Civica che  ha sostenuto Mario Lucini. A sinistra invece altro ordine sparso: Celeste Grossi, consigliera comunale di Sinistra Italiana, ha detto no a Bruno Magatti di Paco Sel. Gli ultimi avvenimenti - e in particolare la lunghissima discussione interna al Pd sulle primarie - avevano fatto immaginare un possibile riavvicinamento tra Magatti e il gruppo della sinistra radicale. «Il nostro rapporto è trasparente – ha detto Grossi - ma facciamo percorsi paralleli. Magatti ha partecipato ai nostri ultimi incontri e ha ribadito di voler rappresentare un’area di centrosinistra. Ci differenzia un’analisi di fondo perché noi riteniamo che proprio il centrosinistra, in questo momento storico, sia tramontato definitivamente». Celeste Grossi parla di «accordo impossibile» anche se, ammette, «i giochi sono tutti aperti. Certo è che noi non abbiamo alcuna intenzione di andare con questo Pd né possiamo immaginare un accordo in una fase successiva, magari al ballottaggio».
La “Prossima Como” - così è stato battezzato il progetto politico su cui lavora la sinistra del capoluogo - sceglierà quindi al suo interno un nome e lo proporrà alla città. «Sarà una candidatura naturale, senza pathos», dice ancora Celeste Grossi. La quale annuncia anche una novità: «Stiamo tentando di avviare percorsi analoghi a Cantù e a Erba, il nostro obiettivo è dare rappresentanza politica a un’area di sinistra che non si riconosce nelle candidature emerse e nelle politiche che queste candidature esprimono. Cerchiamo in qualche modo di offrire una sponda a chi negli ultimi anni non ha votato o si è allontanato dai partiti». La Ticosa e le paratie sono due tra i problemi più pressanti per il futuro di Como. Senza contare le infrastrutture. Tutto il resto è politica.