20170314

Crollano i ponti ma le istituzioni (e i soldi) dove sono?

Il Lecchese non può e non deve arrendersi, né accettare ripetuti rimpalli di responsabilità ogni qualvolta si verifica un evento a cui si accompagnano disagi inaccettabili
nella Foto : Claudio Redaelli giornalista
Capogruppo Pci e consigliere provinciale a Como dal 1964 al 1980


di Claudio Redaelli - Partiamo dalla… fine, anzi dalla cronaca più recente. E’ accaduto giovedì 9 marzo nel tratto di autostrada A14 tra Loreto e Ancona Sud, all’altezza di Camerano. Un cavalcavia è crollato e il bilancio è tragico: due morti e tre operai feriti. Si stavano occupando della manutenzione del ponte, che improvvisamente ha ceduto.
Una analogia incredibile, verrebbe da dire impressionante con quanto accaduto lo scorso mese di ottobre sulla superstrada Milano-Lecco, quando crollò il cavalcavia di Annone Brianza, uccidendo un automobilista civatese.



Crollano i ponti e le istituzioni non ci sono. O meglio, ci sono ma a giudizio di taluni hanno giocato (e continuano a farlo) a scaricabarile, scaricando una addosso all’altra competenze e responsabilità.
Ad accusare gli enti a vario titolo coinvolti nel tragico crollo (di fatto l’Anas e le amministrazioni provinciali di Lecco, Como e Bergamo) è anche Roma. E’ infatti notizia di questi giorni che la Commissione ministeriale d’inchiesta sul disastro di Annone nominata dal ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, ha depositato le conclusioni a cui è giunta dopo articolate indagini. E quelle conclusioni sarebbero pesanti, perché i commissari avrebbero ravvisato l’incuria più totale nei confronti del manufatto, che nel corso degli anni non avrebbe ricevuto quelle “cure” e manutenzioni che gli avrebbero consentito di rimanere per così dire in salute.


Quel ponte non avrebbe insomma potuto reggere il peso di trasporti speciali, tanto più nel momento in cui il grado di usura era divenuto elevato.
Spetterà al ministero valutare le conclusioni dei tecnici e sul fronte penale le indagini dovranno accertare eventuali responsabilità personali.
Lo scorso 4 novembre la Procura della Repubblica di Lecco ha iscritto nel registro degli indagati tre persone che si ritiene possano avere appunto responsabilità penali nella tragedia. Si tratta di Angelo Valsecchi, dirigente del settore Viabilità e infrastrutture della Provincia di Lecco, del suo “vice” Andrea Sesana e del tecnico dell’Anas Giovanni Salvatore. Omicidio colposo e disastro colposo i reati ipotizzati dal pubblico ministero.
E mentre si continua ad analizzare lo stato di usura dei piloni del cavalcavia, tuttora sotto sequestro, sono in fase di ultimazione anche le consulenze tecniche affidate dalla Procura al professor Marco Di Prisco e si prevede che le conclusioni possano essere depositate entro metà aprile.
Intanto si moltiplicano le prese di posizione. E le accuse. Anche perché a quasi cinque mesi di distanza la provincia di Lecco si trova non con uno soltanto bensì con due cavalcavia chiusi. E’ infatti vietato al traffico pure il cavalcavia di Isella. “Sono preoccupato perché i miei concittadini da mesi subiscono pesanti disagi - ha detto di recente il sindaco di Civate, Baldassarre Mauri - e dall’Anas non arrivano risposte”.
A lanciare un grido d’allarme sono state anche le associazioni di categoria. Confindustria e Confartigianato hanno ribadito ancora di recente che “la soluzione ottimale non è aggiungere limitazioni alle limitazioni, che vanno a sommarsi ai gravi ritardi nelle concessioni delle autorizzazioni per i trasporti eccezionali, con ricadute evidenti sull’operatività delle imprese” .


“E’ indubbio che la sicurezza debba venire prima di tutto - ha detto Giulio Sirtori, direttore di Confindustria Lecco e Sondrio - ma le carenze infrastrutturali, così come i limiti imposti alla viabilità, di questo passo ci condanneranno a diventare sempre più periferici”.
“Anche il recente stop alla Lecco-Bergamo - ha rimarcato altresì il direttore - conferma tra l’altro quanto sia grave e sconcertante lo stato delle infrastrutture nel nostro territorio”.
“Ci troviamo in un vero e proprio stato di emergenza - sono sempre parole di Sirtori - che richiede decisioni veloci e soprattutto azioni, che ancora non vediamo, al di là della volontà delle singole istituzioni. Una ricognizione puntuale rispetto allo stato complessivo delle infrastrutture non è più rinviabile ed è il primo passo per poter avviare innanzitutto gli interventi determinanti per ripristinare una normale viabilità e, in una logica di medio e lungo periodo, una strategia più completa per guardare allo sviluppo del territorio”.
“Lo stop al cantiere della Lecco-Bergamo è una vergogna”, non ha esitato a dire dal canto suo Alberto Riva, direttore di Confcommercio Lecco, il quale ha aggiunto: “Il nostro territorio, che ha una cronica carenza infrastrutturale, rischia con questa ennesima interruzione di diventare ancora più marginale. L’incerta situazione che vivono le Province e i contenziosi tecnici non interessano alle imprese e ai cittadini, che invece pretendono risposte. E le vogliono subito”.
Il Lecchese non può e non deve arrendersi, in altri termini, né accettare ripetuti rimpalli di responsabilità ogni qualvolta si verifica un evento cui si accompagnano disagi inaccettabili.
L’incredibile per non dire incresciosa vicenda legata al crollo del cavalcavia di Annone e la gestione quantomeno paradossale di molti ponti situati sul territorio provinciale, passando per il cantiere infinito della ciclabile Abbadia Lariana-Lecco e per lo stato di abbandono in cui si trovano vari tratti della Statale 36, rischiano seriamente di trasformare Lecco in una periferia, quando invece per rimanere una terra attrattiva non soltanto per le imprese ma altresì per i turisti servirebbe un’azione decisa da parte delle istituzioni, degli amministratori pubblici, dei parlamentari e di tutti coloro che hanno un ruolo e che, soprattutto, hanno a cuore il territorio.
Dei giorni scorsi è poi la notizia che, grazie a un protocollo firmato a Milano tra Regione e Anas e allo scopo di migliorarne la gestione e rendere più sicure le strade della Lombardia, è nata la rete viabilistica lombarda: 1.590 chilometri, 740 di strade regionali e 850 di strade statali.
“La rete stradale provinciale lombarda conta oltre 10mila chilometri – ricorda il consigliere regionale lecchese Mauro Piazza - ma le Province non hanno le risorse  necessarie per gestirle in maniera adeguata. Attraverso questo modello una serie di  strade verrà gestita da un nuovo soggetto: 740 chilometri andranno a costituire la nuova rete regionale, diventeranno cioè strade regionali. A questi si aggiungeranno altri 850 chilometri di interesse nazionale che saranno presi in carico dall’Anas".
Quali, però, i vantaggi? Quasi 1.600 chilometri di strade passeranno sotto la competenza della Regione e di Anas e in questo modo sarà possibile fare quella manutenzione che le Province non riescono più a garantire perché il Governo ha tagliato i fondi. Inoltre le Tangenziali di Como e Varese, pur non essendo strade provinciali, diventeranno “rete statale” e per percorrerle non si pagherà più il pedaggio.


E’ doveroso allora ricordare che il tratto di Superstrada Milano-Lecco compreso tra Gaggio di Nibionno e Cariolo, frazione del comune di Civate (per complessivi 10 chilometri di tracciato), venne progettato dall’amministrazione provinciale di Como sotto la presidenza del dottor Aldo Rossi, lecchese, che fu alla guida dell’ente dal 1960 al ’64.
Quell’opera trovò il consenso unanime di tutti gli schieramenti rappresentati in consiglio provinciale, nonostante qualche campanilismo dei consiglieri comaschi e con i gruppi della Democrazia Cristiana e del Partito comunista italiano all’epoca  guidati rispettivamente dal professor Vittorio Calvetti (che fu come noto anche parlamentare dello scudocrociato per più legislature) e da Pio Galli.
Il progetto prevedeva un costo di un miliardo di lire, con altri 200 milioni destinati a proseguire con la doppia carreggiata (a due corsie) fino a raggiungere Valmadrera e, da lì, il ponte Kennedy di Lecco.


L’inaugurazione della strada avvenne cinquant’anni fa, quando presidente della Provincia di Como era il professor Enzo Luraschi e ingegnere capo Emilio Corbini, uomo di grandi valori e particolarmente stimato sotto l’aspetto sia umano sia professionale, mentre assessore ai Lavori pubblici era il commendator Amedeo Bonomelli.
Venne costituita la Commissione lavori pubblici, di cui chi scrive, all’epoca giovane consigliere provinciale, era vicepresidente. A una seduta di quella stessa commissione fu invitato l’ingegner Pietro Pensa, allora sindaco di Esino Lario.
La Superstrada Milano-Lecco era stata studiata dalle Province di Milano e di Como e seguita con grande attenzione dai parlamentari lecchesi Vittorio Calvetti, Ugo Bartesaghi e Tommaso Morlino e dai deputati della Valtellina unitamente alle amministrazioni comunali dei paesi interessati al passaggio dell’arteria viabilistica.


La strada aveva un grande e strategico obiettivo, dovendo fare da traino allo sviluppo industriale e turistico del territorio, senza dimenticare che la futura realizzazione del traforo del Monte Barro e la realizzazione della Statale 36 Lecco-Colico (inaugurata nel gennaio 1985 alla vigilia dei Mondiali di sci alpino di Bormio) avrebbe creato una rete di collegamento con la Valtellina, la Valchiavenna e la vicina Svizzera.
Unitamente alla superstrada Milano-Lecco (che guardava anche all’esigenza di garantire adeguati collegamenti autostradali con Sesto San Giovanni e con la Bergamo-Venezia, oltre che con altre città) erano stati attentamente studiati pure gli innesti con le decine di comuni attraversati dalla strada.
Non va altresì dimenticato che negli anni compresi tra ’75 e il ’95 circa seimila tra lavoratrici e lavoratori persero il posto di lavoro. A Oggiono chiuse i battenti la “Carniti”  (con 1.000 dipendenti), poi vi furono le crisi della fabbrica tessile Astesani (che occupava 500 lavoratrici), della Lietti, della Magnoni e a Valmadrera delle Fonderie Moro e della Gavazzi. Poi a Civate la Black&Decker, a Molteno la Segalini, a Costamasnaga le Officine, in Brianza il Salumificio Vismara e altre aziende ancora.
Nel frattempo proprio ai margini della Superstrada sorgevano medie e grandi aziende, a partire dalla Rodacciai, imprese oggi messe in ginocchio dalla severa crisi in atto e da episodi quale appunto quello del crollo del ponte di Annone.


Si è anche molto discusso, proprio dopo la tragedia dello scorso ottobre, sulle competenze relative alla gestione del cavalcavia e della stessa superstrada. E’ bene allora chiarire che quel tratto della Milano-Lecco è di competenza dell’Anas. A confermarlo è un documento per il passaggio del tratto di strada in questione dalla Provincia appunto all’Anas firmato a suo tempo dall’assessore provinciale ai Lavori pubblici, dall’ingegnere capo di Villa Saporiti e da un tecnico dell’Anas, documento che certifica anche le responsabilità legate alla gestione dell’infrastruttura.
Il documento in questione si trova negli uffici della Provincia di Como e una copia è custodita presso la sede Anas a Roma.
Dietrologie a parte, ora occorre guardare alla ricostruzione del ponte, intervento stimato in 4 milioni di euro. E i soldi, tanto per cambiare, non ci sono! La Regione Lombardia pare si sia già defilata e il timore di chi scrive di non riuscire a vedere, anche per ragioni anagrafiche, l’opera realizzata appare fondato.
I problemi, va detto, non si risolvono con interpellanze parlamentari o in sede di consiglio regionale né tantomeno a livello comunale. Senza dimenticare che in futuro ci saranno nuovi “cambi della guardia” nel momento in cui si svolgeranno le elezioni comunali, provinciali, regionali e nazionali, con l’inevitabile turnover degli eletti.
Mai come in questo caso, in definitiva, occorre dire… chi vivrà vedrà!