20170506

Paolo Durastante e Giulia Achler,ospiti del Rotary Club Lecco Manzoni


Serata all’insegna della cultura quella di giovedì 4 maggio, quando il Rotary Club Lecco Manzoni ha ospitato due scrittori principianti, Giulia Achler e Paolo Durastante, per affrontare il delicato tema “Essere scrittori oggi”.
Unitamente ad amici e parenti, nonché al socio onorario Marco Cariboni, orgoglio del Club, si sono condivisi momenti di piacevoli sensazioni.

E questo grazie all’intervento dei due relatori che, con estrema chiarezza e semplicità, hanno saputo coinvolgere i presenti nella loro magnifica esperienza di “scrittori in erba”.
Paolo Durastante, presentando il suo libro, si è così pronunciato:    
“Negli ultimi mesi molti mi chiedono «Perché hai scritto un libro?» e subito dopo fanno seguire l'altra inevitabile domanda «Ma lo sai che in Italia ci sono più scrittori che lettori?». Quest'ultima domanda/affermazione è priva di fondamento: circa il 14% della popolazione italiana (Istat 2015) legge almeno un libro al mese, quindi – a occhio – sono più di 8 milioni coloro che in gergo vengono chiamati i ''lettori forti'', mentre annualmente vengono pubblicati meno di 60.000 nuovi titoli.
È vero altresì che il numero di lettori è in diminuzione ogni anno, ma questo è un problema che riguarda in generale il livello culturale del nostro Paese, ultimo in Europa per percentuale di spesa pubblica destinata alla cultura.
Numeri a parte, penso che per essere scrittori (anche solo amatoriali) occorra innanzi tutto essere lettori e, nel mio caso, è avvenuto proprio così.
Non posso nemmeno immaginare una sola giornata senza leggere qualche pagina di un libro, sono un lettore vorace e, da quando ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo “ODIO SENZA CONFINI”, questa mia ''dipendenza'' dalla lettura si è diffusa come fosse un contagio alla passione per la scrittura: oggi, quando mi sveglio alla mattina, la prima cosa che penso è di scrivere una nuova scena per il mio prossimo libro.
Quindi, perché scrivere un libro oggi?
Per il piacere di inventare una storia, per divertirmi a viaggiare nelle vite degli altri, per sentirmi libero di dire quello che voglio senza alcuno scrupolo, per dare sfogo alla massima curiosità nelle ricerche su argomenti e luoghi del libro e infine... perché no?... per sognare che migliaia di lettori possano leggere e apprezzare le mie pagine.

O più semplicemente, come ha detto Umberto Eco, ''perché mi piace''.”