20171003

B COME BOMBA H


di Enrico Magni
C’è una situazione di pericolo atomico e la sensazione che se ne ricava è che la questione riguarda qualcosa che appare lontano, come se lo scoppio della H fosse un petardo.   Forse è una reazione psicologica per rimuovere la paura che è uno stato comportamentale primitivo che si sviluppa con l’origine della specie animale e umana.

La paura è un meccanismo complesso che si mette in atto quando queste strutture primitive sono sollecitate direttamente dalla presenza di un oggetto, situazione, ambiente, persona che minaccia la sopravvivenza stessa incalzando una reazione di pericolo, allarme, difesa, attacco, fuga.
Quello che lascia perplessi è il distacco della politica nazionale e non solo.
Non ci sono reazioni di realpolitik periferiche strutturate per evidenziare lo stato della pericolosità in atto. E’ come se si fosse sull’orlo di un burrone e si chiudessero gli occhi per evitare di guardare il precipizio.
C’è una reazione fatalistica che è quella del possibile, prevedibile, fattibile, oppure dell’impossibile, improbabile. Sul piatto della bilancia prevale tendenzialmente sempre una risposta di tipo positivo.
E’ quello che sta accadendo nella zona asiatica.
E’ come se i contendenti stessero giocando una partita virtuale come se fossero davanti ad una simulazione, a una ‘war at the table’, per ravvisare chi è più potente, più distruttivo e rischiano di perdere il senso reale e materiale della realtà, del reale.
E’ come se ci fosse uno slittamento, una scissione verso il virtuale, eppure il fungo atomico si espande nell’atmosfera e irradia quello che incontra. Il disastro di Chernobyl, accaduto in Ucraina nel 1986 è attuale, è la rappresentazione reale e materiale del disastro.
La risposta politica evita il dialogo, mette sul tavolo l’appartenenza, ma in questi casi non ci sono appartenenze. Le istituzioni sovranazionali e nazionali si devono pronunciare per evitare l’accendersi di uno scontro che sarebbe catastrofico: né vinti né vincitori.
La scelta del Ministro degli Esteri Italiano di chiudere i rapporti diplomatici con la Corea del Nord  è la dimostrazione tangibile dell’infantilismo politico-diplomatico: aprire, non chiudere, isolare. In questi casi la politica deve tenere aprire dialoghi di responsabilità su tutti i fronti.
E’ pericoloso delegare questa condizione ai politici attuali o ai militari. Di fronte a questo rischio le bazzecole politico-conflittuale, ora in atto, sono ridicole e poco importanti per il futuro dell’umanità.
Negli anni sessanta in Europa, dopo la seconda guerra mondiale, con la divisione dell’Est dall’Ovest, per anni si sono incrementate le testate nucleari da una parte e dall’altra per dissuadere un attacco.
Nagasaki e Hiroshima sono state le sentinelle, le fotografie reali di cosa fosse un attacco nucleare.
Nagasaki e Hiroshima sono la dimostrazione reale della potenza distruttiva di una bomba H.
I popoli dopo Nagasaki e Hiroshima presero consapevolezza del rischio reale, affermando di essere contro l’uso della H sia a Est sia a Ovest.
Intellettuali provenienti da discipline diverse si misero contro la H.



                                                                       Nagasaki  6 agosto 1945

Oggi Nagasaki e Hiroshima non svolgono più questa funzione di dissuasione di fronte a cosa è la H.
Questa consapevolezza è rimossa, tutto si sgretola di fronte alla dimensione virtuale, prevale la dimensione magico - virtuale.  Piuttosto di schierarsi per un no all’uso di testate nucleari si patteggia per l’uno o per l’altro.

L’H semina soltanto distruzione in egual misura. La gente, gli intellettuali, gli uomini di scienza tacciono e questo non è un bel segno.